Partito di Alternativa Comunista

Haiti non smette di lottare

Haiti non smette di lottare
Conlutas e Zé Maria in delegazione sull'isola
Reportage dopo il terremoto

 
di Rodrigo Correia (da Haiti)
 
Martedì, 30 marzo 2010
Giungiamo ad Haiti, isola di guerrieri e combattenti
Oggi, intorno alle 15 ora locale, siamo sbarcati all’aeroporto di Port-au-Prince, capitale di Haiti.

 
 
 
haiti conlutas
 

Da subito saltano agli occhi le rovine causate dal terremoto del 12 gennaio. Enormi lesioni sono evidenti nell’aeroporto Toussaint Louverture, così come una visibile occupazione militare nordamericana, con elicotteri che stazionano nei pressi della pista di atterraggio e soldati nell’improvvisato salone di sbarco.
Il nostro primo impegno è stata una riunione con i compagni di Batay Ouvriyé, organizzazione operaia e popolare che, ancora una volta, riceve una delegazione di Conlutas, oggi composta da 6 membri.
Veniamo accolti calorosamente. La sede di Batay Ouvriyé espone bandiere di Conlutas e manifesti contro l’occupazione militare che violano la libertà haitiana e intensifica lo sfruttamento cui il paese è sottoposto.
Didier Dominique, uno dei leader di Bo e che è già stato in Brasile in diverse occasioni, ha parlato del difficile processo di riarticolazione dei movimenti dei lavoratori. “Tutto è più complicato, le comunicazioni con i nostri compagni e i trasporti, il cui prezzo è aumentato di quattro volte dopo il disastro”, ha riassunto Didier a proposito del terremoto che ha distrutto Port-au-Prince uccidendo più di 200.000 persone. Tuttavia, il movimento è in fase di riorganizzazione.
 
Solidarietà di classe
I membri di Bo hanno ringraziato Conlutas per la solidarietà ai lavoratori haitiani, che si è concretizzata, oltre che nella visita della delegazione e nelle mozioni di solidarietà approvate in assemblee di lavoratori brasiliani, nella raccolta di fondi che la delegazione ha portato con sé ad Haiti.
Per Didier si è trattato di un aiuto straordinario, che ha reso possibile l’organizzazione dei primi passi nel processo della ristrutturazione di Bo, in difesa dell’insieme dei lavoratori di Haiti.
José Maria De Almeida (Zé Maria), della federazione dei metalmeccanici del Minas Gerais, dirigente del Pstu, qui in rappresentanza di Conlutas, è intervenuto ringraziando per l’accoglienza dei compagni haitiani. Gli interventi erano tradotti dallo spagnolo al creolo, la lingua nativa.
 
Tragedia naturale sulla tragedia sociale
Dopo l’incontro, ci siamo avviati verso il luogo dove saremo ospitati. Sulla strada, le scene che abbiamo visto in televisione - centinaia di costruzioni in rovina e la popolazione che cerca di sopravvivere in tende da campo - provocano un impatto molto più forte.
Oggi che i media già non parlano più di Haiti, abbiamo assistito a un fatto che ha dell’incredibile: né l’evanescente governo, né la stessa Onu fanno qualcosa per ricostruire Port-au-Prince. Ci sono macerie dappertutto. Le persone continuano a “vivere” in uno spazio di pochi metri quadrati, in piccole tende da campo.
I lavoratori haitiani dipendono più che mai dalle loro stesse forze per ricostruire ciò che è stato distrutto dal disastro naturale potenziato dal disastro sociale.
 
Mercoledì, 31 marzo
La delegazione incontra gli haitiani negli accampamenti
Il 31 marzo abbiamo avuto una riunione con il coordinamento di Bo per definire il nostro programma. Nella mattinata Zé Maria è stato intervistato da una radio locale, a cui ha esposto gli obiettivi della visita di solidarietà dei rappresentanti di Conlutas. Frattanto, il resto della delegazione visitava gli accampamenti dove si trovano gli haitiani reduci dal terremoto. Le immagini sono estremamente toccanti: centinaia e centinaia di tende da campo in cui si ammassano intere famiglie.
Ho parlato con varie persone. Una di esse mi ha riferito della situazione di completo abbandono della popolazione. “Ci avevano promesso che saremmo rimasti qui solo pochi giorni, ma sono già passati tre mesi e non abbiamo alcuna prospettiva di uscire da qui”, ha detto con la rabbia in volto. “Gli aiuti umanitari sono insufficienti. Un giorno ci portano da mangiare, ma il successivo non arriva niente per la gente”.
Anche la situazione igienica è penosa e i servizi chimici improvvisati non danno nessun sollievo agli accampati.
Quasi all’ora di pranzo, una manifestazione contro il presidente di Haiti, René Préval riunisce un centinaio di persone. Subito soldati della Minustah (forza di occupazione dell’Onu al comando del Brasile) hanno preso a sfilare nei loro veicoli, armi in pugno e sotto le insegne delle Nazioni Unite. Nessuno della delegazione ha avuto dubbi sul carattere intimidatorio dell’azione.
 
Riunioni negli accampamenti
Nel pomeriggio, la delegazione ha svolto riunioni in quattro accampamenti, discutendo con i leader dei gruppi lì ospitati il ruolo rappresentato dall’occupazione militare.
Nella prima riunione, nell’accampamento vicino a Cité Soleil, considerata la regione più povera di Port-au-Prince, circa cento persone hanno accolto la delegazione in un incontro molto intenso. Si tratta di uno degli accampamenti più organizzati, poiché è controllato da Bo.
 
Giovedì, 1 aprile
Conlutas visita lo scenario di distruzione a Port-au-Prince
Nel terzo giorno di visita la realtà ci mostra una Port-au-Prince distrutta dal terremoto e con il suo popolo abbandonato: una tragedia sociale frutto di secoli di sfruttamento e ingerenze imperialiste.
Abbiamo visto con i nostri occhi le macerie delle case, le persone abbandonate e le sofferenze della popolazione.
Pensando che un reportage scritto probabilmente non riesca a rendere la situazione che ci si presenta abbiamo deciso di realizzare un video.
 
Riunione con l’opposizione
In serata, una parte della delegazione, insieme a Bo, si è incontrata con vari settori che si oppongono al governo di René Préval, in una delle riunioni più produttive che abbiamo avuto.
I compagni hanno denunciato la persecuzione ai lavoratori che lottano per i loro diritti nel paese che paga i salari più bassi di tutta l’America.
Bisogna organizzare, resistere, mobilitare. Conlutas vuole dare il suo contributo, divulgando le azioni haitiane, riproducendole nelle basi dei suoi sindacati e favorendo così una relazione di fraterna solidarietà di classe.
 
Venerdì, 2 aprile
La delegazione visita la regione dell’epicentro del terremoto e parla con la stampa
Nel penultimo giorno della nostra visita abbiamo realizzato diverse attività .
La mattina abbiamo partecipato ad una conferenza stampa convocata da Bo per esporre le posizioni di Conlutas sulla situazione del terremoto, la solidarietà di classe e la rivendicazione del ritiro delle truppe di occupazione. Solo una radio e una tv locale si sono presentate, il che è comunque abbastanza positivo, soprattutto considerando che generalmente i grandi media vogliono evitare argomenti pericolosi per la classe dominante e che era la festività religiosa del venerdì santo.
In ogni caso in serata avremmo avuto una piacevole sorpresa: il telegiornale delle ore 20 del canale 11 haitiano ha trasmesso quasi integralmente la conversazione avuta con il rappresentante di Conlutas, Zé Maria. “In Brasile, da tre mesi il governo Lula parla di aiuti ad Haiti. È una menzogna. Per tutto il tempo che sono state qui, le truppe non hanno costruito una sola casa, una scuola o qualcosa di importante per la popolazione”, ha detto Zé Maria tradotto in creolo per gli haitiani dal compagno Didier Dominique, di Bo.
“Vogliamo la fine dell’occupazione militare e che il Brasile utilizzi il denaro che spende per i reparti militari per dare invece un vero aiuto umanitario, con medici, infermieri, ingegneri”.
 
Epicentro del terremoto
Successivamente, siamo arrivati fino a Leogane (30 Km a ovest di Port-au-Prince), regione dell’epicentro del terremoto del 12 gennaio. Ancora una volta, lo scenario che ci si presenta è simile a uno scenario di guerra. Le case sono totalmente distrutte e il popolo è accampato in tende. È inumano.
“Ciò che mi colpisce è la totale assenza dello Stato. La popolazione dipende unicamente ed esclusivamente dalle sue forze”, ha detto il direttore di Andes, nonché membro della delegazione, Elvio Mariano.
 
Sabato, 3 aprile
Incontro con gli studenti
L’ultimo giorno di visita della delegazione è stato abbastanza convulso. Siamo stati ad un incontro con docenti e studenti della facoltà haitiana di Scienze sociali. Alla riunione hanno partecipato circa cinquanta persone. Il presidente del sindacato dei metalmeccanici di São José dos Campos, Vivaldo Moreira Araújo, ha parlato della solidarietà dei lavoratori brasiliani al popolo haitiano. “Abbiamo realizzato assemblee in varie fabbriche della nostra regione, come General Motors, in cui i lavoratori hanno votato la donazione di una parte dei loro salari alle organizzazioni dei lavoratori di Haiti come Bo. Ci risulta che le imprese non stiano realizzando la trattenuta nel cedolino dello stipendio, situazione che abbiamo già denunciato, anche all’interno dell’Oil”, ha affermato Vivaldo. “Si tratta di un chiaro attacco alla decisione sovrana dei lavoratori e alla campagna di solidarietà ai lavoratori haitiani”.
 
Interscambio con gli studenti e i docenti haitiani
Nella riunione è stata anche articolata la costruzione di un canale di scambio di informazioni fra docenti e studenti di Haiti e del Brasile.
“Come ad Haiti, gli accademici brasiliani sono il centro della politica liberale, che nel nostro paese è diretta da Lula. Siamo disposti ad interscambiare esperienze aiutando in tutto ciò che è possibile i docenti haitiani”, ha detto la direttrice di Andes, Cláudia Durans.
Gli studenti haitiani hanno un protagonismo politico molto evidente. Sono stati loro ad appoggiare la lotta dei lavoratori per un salario minimo giornaliero di 200 gourdes nel 2009. Ci sono stati molti scontri e il professor Jean Anil Louis-Juste, all’avanguardia delle proteste, è stato assassinato poche ore prima del terremoto del 12 gennaio.
 
Di ritorno in Brasile
Nell’imbarco per il ritorno in Brasile, ci siamo imbattuti nel caos che vive l’aeroporto di Port-au-Prince. Nonostante qualche inconveniente, le cose hanno funzionato e la delegazione fa ritorno in Brasile. Nel bagaglio, il ricordo delle innumerevoli attività sviluppate e dei volti di tanti haitiani, che, quantunque afflitti da tante avversità, non smettono di sorridere e lottare.
A presto Haiti!
 
 
(traduzione di Valerio Torre dall'originale in portoghese)
 

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