Partito di Alternativa Comunista

Il governo Berlusconi aumenta le risorse militari in Afghanistan

Il governo Berlusconi aumenta le risorse militari in Afghanistan
Per la sconfitta delle truppe imperialiste!

 
 
di Enrica Franco
 
 
Così come promesso da Obama in campagna elettorale, il fronte principale dell'imperialismo si è spostato sempre più in questi mesi dall'Iraq all'Afghanistan, dove, nonostante il massiccio dispiegamento di truppe occupanti, la resistenza negli ultimi due anni ha acquistato forza e potere.
 
obama berlusca
 
L'Italia di Berlusconi, fedele alla linea atlantista del centrodestra, si è prontamente adeguata alla nuova situazione. Durante la sua ultima visita a Washington Silvio Berlusconi ha promesso al presidente americano l'invio di altri 200 carabinieri con la funzione di addestratori, oltre a 400 soldati, aerei ed elicotteri con i relativi equipaggi.
 
Le truppe imperialiste italiane in Afhganistan
Il contingente italiano in Afghanistan è tra i più importanti e numerosi: è uno dei pochi contingenti a non avere “caveat”, cioè limiti previsti all'impiego dei militari. Al contrario gli italiani possono essere informati con sei ore di anticipo della necessità di spostarsi fuori dalla zona Ovest di loro competenza.
Attualmente sono 2 mila e 800 i soldati italiani schierati in Afghanistan. Oltre all'aumento del numero di soldati e del parco aereo sono in arrivo i nuovi Reaper, gli aerei senza pilota. L’Aeronautica ne ha già quattro in Afghanistan, finora utilizzati per controllare il territorio tramite le immagini captate dai velivoli. Se ne aggiungeranno altri cinque: due del tipo Predator-A, di prima generazione, e tre del tipo Reaper. Per questi ultimi si tratta di droni di tipo più avanzato capaci di trasformarsi velocemente da semplici ricognitori in micidiali aerei d’attacco. Come dimostrano innumerevoli operazioni statunitensi, i Reaper possono colpire con la semplice pressione di un bottone schiacciato da una sala operativa che può essere situata persino in un altro continente. Lo stesso ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ha escluso la possibilità che i droni italiani in futuro possano essere armati.
 
Cosa intendono per “missione di pace” i governi imperialisti
Le operazioni militari e gli attacchi si susseguono incessanti. Il 24 giugno le truppe della Nato hanno attaccato nel sud dell'Afghanistan uccidendo almeno 23 afghani. L'operazione fa parte dell’offensiva “Tempesta”, iniziata a metà maggio e intensificata in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto. La zona Ovest, in cui si trovano gli italiani è diventata una delle più calde con attacchi e contrattacchi continui tra militari occupanti e ribelli afghani.
Il 12 giugno ad una quarantina di chilometri a nord di Farah gli insorti aspettavano i soldati italiani al varco, dopo il rastrellamento effettuato nella stessa zona due giorni prima. Nello stesso giorno si è svolta un’altra battaglia sul fronte nord, nella vallata di Bala Murghab. Su Youtube circolano immagini, riprese dai giornalisti del quotidiano spagnolo El Mundo, di soldati italiani e statunitensi che combattono contro i ribelli. Ancora il 22 giugno è stata attaccata  una pattuglia di parà della Folgore vicino Kabul, un ordigno è esploso al passaggio dei militari, ma nessuno è rimasto ferito.
Il 24 giugno un missile sparato da un drone americano in Pakistan, al confine con l'Afghanistan, ha colpito in pieno un centinaio di civili radunati per un funerale. Il numero delle vittime è tuttora incerto anche se si parla di oltre 80 morti, in gran parte civili. Lo scorso 4 maggio, le bombe americane avevano causato oltre cento morti in Afghanistan, in un villaggio della provincia di Farah. Sono frequenti gli attacchi di aerei senza pilota americani al confine tra Pakistan e Afghanistan: dall’agosto del 2008 in circa 43 attacchi sono morte oltre 410 persone.
Oltre a questa lunga scia di sangue lasciata dalle truppe della Nato, anche in Afghanistan si assiste al solito teatro di torture e sevizie ai detenuti. La Bbc ha registrato numerose denuncie di tortura ad opera dei militari statunitensi provenienti dal centro di detenzione di Bagram. Negli ultimi otto anni, il centro di detenzione di Bagram, a 60 chilometri a nordovest di Kabul, ha ospitato migliaia di sospetti militanti di al Qaeda catturati in Afghanistan e in Pakistan. I prigionieri di Bagram non possono avvalersi dell'assistenza di avvocati e non possono appellarsi per la loro liberazione. Il dipartimento della Difesa americana sostiene che, essendo l'Afghanistan una zona di guerra, condurre indagini rigorose su ogni singolo caso sarebbe impossibile e che garantire diritti legali ai prigionieri potrebbe impedire ad Obama di avere successo nel conflitto armato e di proteggere le forze militari statunitensi.
 
Per la cacciata delle truppe imperialiste!
La missione in Afghanistan non è una prerogativa del centrodestra. Il governo Prodi è stato in prima fila in ogni intervento imperialista in tutto il mondo e ha fortemente sostenuto anche la missione in Afghanistan, che è stata rinnovata puntualmente insieme alle altre, grazie anche al sostegno dei parlamentari di Rifondazione (compresi quelli critici) e del Pdci.
L'unica differenza tra centrodestra e centrosinistra in materia di politica estera è stata la scelta del partner privilegiato con cui perseguire le mire criminali ed espansioniste della borghesia nazionale: mentre Berlusconi ha da sempre preferito l'alleanza con Usa e Gran Bretagna, il centrosinistra ha puntato sulla creazione di un polo imperialista europeo (in prospettiva direttamente concorrente all'imperialismo Usa anche sul terreno militare). Sempre peraltro nel comune quadro della Nato.
Per i comunisti, nello scontro tra le potenze imperialiste e uno Stato dipendente, non può esistere nessuna ambiguità: i rivoluzionari staranno sempre dalla parte del Paese dipendente, per la sconfitta dell'imperialismo, a prescindere dalla direzione (reazionaria o progressista) della resistenza.
Ogni sconfitta dell'imperialismo è una vittoria per il proletariato di tutto il mondo, e contribuisce a minare la fiducia che le masse sfruttate hanno nelle classi dominanti che le opprimono. Viceversa, per il Paese aggredito, anche in presenza di una resistenza reazionaria, una vittoria dell'imperialismo, significherebbe una doppia oppressione (quella delle classi dominanti e quella dello straniero). I rivoluzionari internazionalisti, oltre a esprimere l'auspicio della sconfitta degli aggressori, lavorano attivamente nel proprio Paese per sconfiggere innanzitutto il proprio governo imperialista.
Allo stesso tempo, i comunisti dei Paesi aggrediti hanno il dovere di combattere nello stesso campo militare della resistenza, senza tuttavia mai subordinarsi politicamente ad essa.
Per tutte queste ragioni, dall'Iraq all'Afghanistan alla Palestina, un solo grido deve unire il proletariato di tutto il mondo: che gli invasori imperialisti siano sconfitti!
 
 

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