Partito di Alternativa Comunista

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L’Europa in fiamme:
bruciamo il capitalismo!

 
 
di Valerio Torre
La lotta di classe in Europa apre ora un altro fronte: dopo quella francese, è stata la gioventù britannica a scendere in piazza per protestare contro la manovra del governo Cameron che mirava a raddoppiare – e, in alcuni casi, triplicare – le tasse universitarie, nel contempo diminuendo del 40% il bilancio dell’istruzione universitaria.
europa in fiamme

 Le prime avvisaglie di questo nuovo fronte di lotta si sono avute il 10 novembre scorso, quando più di 50 mila studenti hanno vigorosamente protestato contro il provvedimento. Il corteo si è diretto contro la sede del partito conservatore del premier, attaccandola e riuscendo ad occuparla per qualche tempo, sino alla brutale reazione della polizia. Intanto altri violenti disordini si verificavano intorno al parlamento.
Meno di un mese dopo, il 9 dicembre, di fronte alla tetragona volontà del governo inglese di proseguire nell’approvazione della manovra, è esplosa la furia di ventimila studenti (ma anche dei loro genitori) che hanno trasformato Londra in un campo di battaglia, stringendo d’assedio la Camera dei Comuni e assaltando anche la vettura reale, a bordo della quale il principe Carlo e la moglie Camilla si stavano recando a teatro per assistere ad un concerto. Nella centralissima Regent’s Street, al grido di “abbasso i Tories, abbasso l’aristocrazia, tagliamo la testa ai reali!”, i manifestanti hanno assediato il veicolo, prendendolo a calci, imbrattandolo di vernice e rompendo un finestrino: un brutto quarto d’ora per la coppia reale, salvata dalla polizia, mentre nella zona intorno a Westminster andavano in scena violenti scontri, al termine dei quali si contavano decine di feriti, fra poliziotti e giovani, oltre a numerosi arresti.
 
Cosa c’è dietro le proteste studentesche
La virulenza della crisi economica sta inducendo i governi europei d’ogni colore ad aumentare l’intensità degli attacchi contro i lavoratori e le masse popolari. Spinti dalla necessità di reperire ad ogni costo ingenti risorse economiche per far fronte agli effetti della crisi e per pagare i conti di banche e imprese, i governanti europei non si fanno scrupolo di mettere mano ai bilanci della previdenza e dell’istruzione pubblica, nel contempo puntando ad abbattere i diritti lavorativi per favorire sempre di più il padronato. La particolare violenza degli attacchi ai bilanci dell’istruzione mette in discussione l’universale diritto allo studio di una giovane generazione che, non passata attraverso le sconfitte di quelle che l’hanno preceduta e percependo la propria vita futura come un eterno percorso di precarietà, reagisce con la forza d’urto della massa rifiutando la mediazione delle organizzazioni politiche e sindacali “ufficiali” e scagliandosi contro quelli che, anche da un punto di vista simbolico, costituiscono la rappresentazione di un potere visto sempre più lontano e ostile.
Se n’è avuto un chiaro segnale nelle proteste che stanno attraversando tutta l’Italia, con una radicalità che non si vedeva dal ‘68, contro l’approvazione del ddl Gelmini: il 24 novembre il tentativo di “assalto” al Senato seguito da una lunga serie d’occupazioni di scuole e università sull’intero territorio nazionale, con blocchi stradali e ferroviari e persino l’occupazione di monumenti storici, e la massiccia manifestazione del 14 dicembre a Roma, caratterizzata da violenti scontri con la polizia.
 
Non solo studenti: iniziano a scendere in campo i lavoratori
Insomma, gli studenti di tutta Europa appaiono come la principale colonna portante della lotta di classe in questa fase storica a livello continentale. Ma ci sono incoraggianti segnali del fatto che la classe lavoratrice, sia pure ancora in maniera non omogenea nei diversi Paesi europei, vuole ritagliarsi il ruolo che le spetta nelle dinamiche di massa.
Agli inizi del mese di dicembre, una dura protesta dei controllori di volo in Spagna ha di fatto paralizzato il traffico aereo da e per il Paese iberico. Solo la decretazione dello stato d’emergenza nazionale da parte del governo “progressista” di Zapatero e la massiccia precettazione del personale ha posto fine ad uno sciopero che ha causato la totale chiusura dello spazio aereo spagnolo.
Il 14 dicembre, a Parigi, alcune migliaia di persone hanno manifestato davanti al ministero delle finanze, nella giornata europea di mobilitazione contro le misure d’austerità varate dai “governi dei Ventisette”. Al centro della protesta, la necessità di tenere unita la questione delle pensioni in Francia con i piani d’austerità che sono imposti alle popolazioni di diversi Paesi con metodi autoritari.
Analoghe manifestazioni si sono svolte a Bruxelles, a Dublino e a Praga, nell’ambito della mobilitazione indetta dai sindacati a livello europeo contro le misure d’austerità dei governi e alla vigilia di un vertice dell’Ue: in particolare, nella capitale della Repubblica Ceca, a protestare sono stati i vigili del fuoco e i militari, che hanno inscenato una manifestazione intorno alla sede del parlamento contro la proposta di tagli agli stipendi.
 
La Grecia in fiamme
Ma, ancora una volta, all’avanguardia della lotta si sono posti i lavoratori e il popolo della Grecia. Il 15 dicembre un altro sciopero generale – l’ennesimo! – contro i provvedimenti anticrisi del gabinetto di George Papandreou ha completamente paralizzato il Paese ellenico. La protesta ha determinato la chiusura totale degli aeroporti, il blocco dei treni e dei collegamenti marittimi con le isole, la chiusura di scuole, tribunali, banche, poste e del settore dell’elettricità.
Una grande manifestazione si è svolta nel centro d’Atene con violenti scontri con la polizia che in molti casi è stata costretta a retrocedere per la forza d’urto della massa, come testimoniano i numerosi video reperibili in internet. Sul finire della protesta, un gruppo di duecento manifestanti ha incrociato per strada l’ex ministro ai trasporti del precedente governo conservatore, e oggi deputato, Kostis Hatzidakis, inseguendolo e colpendolo con pietre e bastoni al grido di “Ladri! Vergogna!”. Il parlamentare, ferito alla testa, è riuscito a sfuggire al tentativo di linciaggio.
Mentre scriviamo, continuano gli scioperi di settore. Nonostante le feste di Natale, dopo agricoltori, camionisti, marittimi, studenti, statali, pensionati, medici e giornalisti, sono ora in rivolta contro il governo Papandreou, per la terza settimana consecutiva, i lavoratori dei trasporti pubblici. Il 20 dicembre, metro, autobus, tram e treni sono rimasti paralizzati quasi completamente per 24 ore, mentre sono previsti nuovi scioperi nei prossimi giorni.
 
La paura della borghesia, le prospettive per la classe lavoratrice
La borghesia continua sull’unica strada che conosce per tentare di fronteggiare la crisi strutturale che attraversa il sistema barbarico rappresentato dal capitalismo: tagli ai bilanci per pagare i conti dei padroni e attacchi ai salari e ai diritti dei lavoratori per invertire la caduta del tasso di profitto. Ma è anche terrorizzata dalla piega che stanno prendendo gli eventi, dall’eventualità che la lotta di classe si faccia ancora più acuta, si estenda, si coordini e si unifichi a livello europeo, che alle mobilitazioni studentesche si saldino quelle dei lavoratori e dei precari, che sullo sfondo di questa dinamica ascendente vi sia uno sciopero generale europeo prolungato in grado di rovesciare quei governi che ormai, di qualsiasi colore siano, vengono sempre più visti come veri e propri nemici dalle classi sfruttate. Per questo la borghesia alterna minacce di recrudescenza delle misure di polizia contro le manifestazioni a tentativi di utilizzare le organizzazioni sindacali e politiche, che ancora hanno presa sulle masse, per cercare di depotenziare le lotte.
Compito dei rivoluzionari è quello di sostenere le lotte, proponendone l’unificazione attraverso comitati di lotta e il coordinamento attraverso strutture analoghe in tutti i Paesi europei, nel quadro di un’organizzazione del movimento operaio basata sull’indipendenza di classe da tutti gli schieramenti politici, sull’opposizione ai governi borghesi d’ogni colore e che lotti per un governo dei lavoratori.
Occorre ricordare che le crisi del capitalismo costituiscono sempre un momento che la borghesia tenta di utilizzare per ristrutturare il sistema, ma, nel contempo, rappresentano anche un momento di debolezza del sistema, momento in cui è possibile rovesciare i rapporti di forza.
È di questo momento storico che i lavoratori, gli studenti, i precari, devono approfittare ma per rovesciare gli attuali rapporti di forze è urgente e necessaria la costruzione di un partito rivoluzionario e internazionale. La Lega Internazionale dei lavoratori, di cui il Pdac è sezione italiana, è impegnata in questo obiettivo irrinunciabile.

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