Partito di Alternativa Comunista

ISRAELE E L'IMPERIALISMO CONTRO I PALESTINESI

di Davide Margiotta

In questi giorni stiamo assistendo ad una nuova tappa della guerra di Israele e dell’imperialismo mondiale contro il popolo palestinese.
Il vero motivo scatenante della guerra in corso è la vittoria di Hamas alle elezioni di gennaio, non certo perchè “hanno vinto i terroristi”, ma perchè quella vittoria ha rappresentato, pur in maniera deformata, la vittoria della voglia di liberazione sui compromessi liquidatori siglati negli anni dall’Autorità Nazionale Palestinese.  

NON CI SONO LIEBKNECHT NEL PARLAMENTO ITALIANO

di Francesco Ricci

Mentre scriviamo queste righe i giornali stanno ancora cercando di capire quale sarà l'atteggiamento di voto dei parlamentari cosiddetti "ribelli" sul Ddl che finanzia le missioni imperialiste e sulla mozione di accompagnamento.

Potete leggere qui sotto:  

1) il volantino che diffonderemo domani (sabato 15 luglio) all'assemblea che si terrà a Roma sulla questione del voto parlamentere sulle missioni militari;

 

 

2) un comunicato stampa di PC Rol sullo stesso tema, con un invito ai parlamentari "ribelli" a... ribellarsi davvero.

Via le truppe d'occupazione, ritiro immediato dall'Iraq e dall'Afghanistan

di Antonino Marceca
 
Il primo mese di operato del governo Prodi indica le linee generali su cui verrà articolata la sua politica economica ed estera. Qui fermiamo l'attenzione sulla politica estera, in particolare per quanto attiene la spinosa questione del rifinanziamento delle missioni militari all'estero, e con esse, della guerra dispiegata in Iraq e Afghanistan.

di Francesco Fioravanti
 
 
Entro il 30 giugno il nuovo Parlamento dovrà votare sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Ad oggi, 8500 sono i soldati impegnati in 28 operazioni al di fuori dei confini nazionali: numeri che danno l'idea di come Iraq e Afghanistan rappresentano solamente i teatri principali di un impegno bellico funzionale a difendere e rilanciare -sotto il mantello ipocrita della pace e della stabilizzazione- i vitali interessi di un capitalismo italiano tutt'altro che disinteressato a far valere il proprio ruolo di settima potenza economica del mondo, come sta a dimostrare anche l'attivismo militare della fine degli anni Novanta (con gli interventi in Albania e in Serbia, in un' area, quella balcanica, dove gli investimenti di aziende italiane erano e continuano a essere rilevanti) attraverso il quale l'imperialismo tricolore cercava di ritagliarsi un suo importante spazio in uno scenario geo-politico alterato dalla caduta dell'Urss e dei suoi stati satelliti.

di Enrica Franco
 
Un Primo Maggio di lotta davvero inusuale quest'anno per gli Stati Uniti d'America: milioni di lavoratori sono scesi nelle strade delle principali città per protestare contro la proposta di legge Hr4437 o legge Sensenbrenner.
Il provvedimento, approvato in dicembre dalla Camera dei rappresentanti, renderebbe la clandestinità un reato grave e punirebbe pesantemente anche chi dà aiuto o lavoro ai clandestini. Inoltre la legge aumenterebbe le multe nei confronti di chi è senza documenti e darebbe il via alla costruzione, in stile israeliano, di oltre mille chilometri di muro sul confine tra Stati Uniti e Messico.

LA RIVOLUZIONE IN NEPAL DI FRONTE AD UN BIVIO:
GOVERNO DI COLLABORAZIONE DI CLASSE O GOVERNO OPERAIO E CONTADINO

di Antonino Marceca

Quello che doveva essere uno sciopero di quattro giorni (dal 6 aprile al 9 aprile), proclamato dall'opposizione contro il potere monarchico assoluto e per il ripristino della democrazia in Nepal -uno Stato dipendente disposto ai confini tra l'India e la Cina- ha trasceso le direzioni dei partiti d'opposizione assumendo i caratteri di uno sciopero a oltranza per la cacciata della monarchia. Uno sciopero sostenuto dai sindacati, da associazioni studentesche, partecipato da milioni di operai, disoccupati, contadini e giovani studenti che si sono riversati nella capitale Kathmandu e nelle principali città del Paese in un clima pre-insurrezionale, affrontando con coraggio e determinazione la brutale repressione che il re Gyanendra aveva ingiunto all'esercito e alla polizia di attuare.

I giovani studenti, disoccupati e lavoratori chiedono lo sciopero generale a oltranza e organizzano azioni di protesta in tutta la Francia

 

di Fabiana Stefanoni

 

Dopo la grande mobilitazione del 4 aprile più di tre milioni di francesi scesi in piazza contro governo e Cpe, un corteo di 700 mila manifestanti a Parigi non accenna a scemare la protesta dei giovani francesi. Studenti, disoccupati, giovani precari, col sostegno delle organizzazioni sindacali più radicali ("extraconfederali"), stanno organizzando quotidiane e significative azioni di protesta in tutte le città della Francia.

(comunicato/volantino di Progetto Comunista - Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori)

MOBILITIAMOCI ANCHE IN ITALIA A SOSTEGNO DELLA RIVOLTA FRANCESE! 
PER LO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO FINO ALLA CACCIATA DEI GOVERNI DEI PADRONI! 
PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI IN FRANCIA COME IN ITALIA! 
PER UN'EUROPA SOCIALISTA! 

Le grandiose manifestazioni del 28 marzo in Francia più di 3 milioni in tutta la Francia, quasi 700 mila nella sola Parigi hanno dimostrato che esiste la possibilità concreta di cacciare De Villepin, Chirac e Sarkozy. Nonostante le titubanze e gli opportunismi delle burocrazie sindacali (Cgt in testa) - che hanno fatto cadere nel vuoto le richieste dei giovani studenti e lavoratori rifiutandosi di proclamare lo sciopero generale -, molti lavoratori hanno aderito agli scioperi e sono scesi in piazza accanto agli studenti e ai giovani delle banlieues. Ora più che mai è necessario proclamare immediatamente uno sciopero generale e indire una grande manifestazione nazionale a Parigi che blocchino la Francia fino alla cacciata del governo (i giovani lavoratori e studenti chiedono lo sciopero generale per il 4 aprile).  

di Antonino Marceca

La Commissione Europea presenterà una nuova proposta della direttiva Bolkestein per il 4 aprile, dopo i 25 paesi aderenti all'UE dovrebbero discuterne dal 20 al 22 aprile.

La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi approvata il 16 febbraio 2006 costituisce una  lieve variante di quella varata dalla Commissione Prodi due anni fa e porta il nome dell'allora titolare al mercato interno Frits Bolkestein.

Il testo approvato è il frutto di un accordo trasversale tra i gruppi  del Partito socialista europeo e del Partito popolare europeo, i due gruppi maggiori  dell'eurocamera.

Per uno sciopero generale ad oltranza fino alla cacciata del governo Villepin
 
di Fabiana Stefanoni
 
"Ce n'est qu'un début": è questo uno degli slogan - presi in prestito dal Sessantotto francese - che più si sentono scanditi nelle manifestazioni studentesche nelle principali città della Francia. Ma non sono più solo gli studenti a protestare: sabato 18 marzo colossali manifestazioni (più di 300 mila a Parigi, più di un milione in tutta la Francia) hanno visto scendere in piazza, accanto agli studenti medi e universitari, tantissimi giovani (e meno giovani) lavoratori, ragazzi delle banlieues, insegnanti, attivisti sindacali. La parola d'ordine della manifestazione -sulla base della quale il corteo si è concluso e che ha costretto anche le restie burocrazie sindacali a riprenderla nei comunicati immediatamente successivi- non lasciava spazio a fraintendimenti: "sciopero generale contro il governo, fino al ritiro del provvedimento". Di fatto, un ultimatum per De Villepin. Se si considera che, per stessa ammissione della stampa borghese, l'80% per cento dei francesi si è dichiarato contrario al Cpe (il "Contratto di primo impiego", il cui varo ha dato il via alle proteste), è difficile, nonostante "l'impegno" della stampa e dei Tg di casa nostra, occultare il carattere esplosivo della situazione francese.

Per la vittoria del popolo iracheno!

Sono trascorsi tre anni dall'aggressione angloamericana all'Irak, tre anni di occupazione militare, eccidi, saccheggi, bombardamenti, torture. In realtà, dietro il paravento del "ripristino della democrazia" l'imperialismo mirava al controllo delle risorse energetiche della regione ed alla conquista di una postazione strategica negli equilibri internazionali.
Tutto faceva pensare ad una rapida vittoria delle truppe di Bush e Blair, coadiuvate da quelle di Berlusconi, ma una non prevista resistenza militare ha ostacolato i piani degli eserciti del capitalismo imperialista determinandone l'impantanamento. Certo, la resistenza è egemonizzata dalle direzioni politiche reazionarie laiche o religiose e da gruppi terroristici di matrice fondamentalista, ma larga parte del popolo irakeno rivendica la fine dell'occupazione attraverso una diffusa rivolta popolare contro la missione coloniale, dando voce ed incoraggiando le mobilitazioni occidentali per il ritiro delle truppe.

Iscrizione Newsletter

Iscrizione Newsletter

Compila il modulo per iscriverti alla nostra newsletter - I campi contrassegnati da sono obbligatori.


Il campo per collaborare col partito è opzionale

 

Appuntamenti

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
 
 

 
 

 
 

 
 

 
 
 
 

 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 94

NEWS Trotskismo Oggi n16

Ultimi Video

tv del pdac

Menu principale