Partito di Alternativa Comunista

7 novembre 1917: l’insurrezione delle masse non ha bisogno di giustificazioni

7 novembre 1917:

l’insurrezione delle masse non ha bisogno di giustificazioni

 

 

 

di Lev Trotsky

 

La notte decisiva

Si avvicinava la dodicesima ora della rivoluzione. (...) Feci venire allo Smolnij un nuovo distaccamento di mitraglieri su cui contare. Era l'alba grigia del 24 ottobre. Io andavo da un piano all'altro, un po' per non stare fermo, un po' per vedere se era tutto in ordine e per rinsaldare il morale di quelli che ne avevano bisogno. Lungo gli interminabili corridoi dai pavimenti di pietra dello Smolnij, ancora nella penombra, i soldati trascinavano con allegro frastuono le loro mitragliatrici. Erano del nuovo distaccamento che avevo fatto venire. Dalle porte delle sale comparivano le facce insonnolite e spaventate dei pochi socialrivoluzionari e menscevichi che si trovavano ancora allo Smolnij. Quella musica non annunciava loro nulla di buono e così, uno dopo l'altro, si affrettavano ad abbandonare lo Smolnij. Restavamo i soli padroni di un palazzo che si preparava ad alzare la sua testa bolscevica al di sopra della città e del Paese.
(...) Quella notte molte cose erano cambiate. Tre settimane prima avevamo ottenuto la maggioranza nel soviet di Pietrogrado. Eravamo allora, per così dire, una bandiera: non avevamo né tipografia, né cassa, né reparti. Ancora la notte prima il governo provvisorio aveva ordinato l'arresto del Comitato Rivoluzionario di guerra e aveva raccolto i nostri indirizzi.
(...) Come sempre il governo teneva le proprie riunioni al Palazzo d'Inverno, ma non era più che l'ombra di sé stesso. Politicamente non esisteva più. Nella giornata del 25 ottobre il Palazzo d'Inverno era progressivamente circondato dalle nostre truppe. All'una del pomeriggio faccio la mia relazione sulla situazione al Soviet di Pietrogrado. Eccone la versione comparsa sui giornali.
«A nome del Comitato rivoluzionario di guerra dichiaro che il governo provvisorio non esiste più (applausi). Alcuni ministri sono stati arrestati (grida: bene!). Gli altri saranno arrestati nei prossimi giorni, o nelle prossime ore (applausi). La guarnigione rivoluzionaria che è a disposizione del Comitato rivoluzionario di guerra, ha sciolto il preparlamento (applausi scroscianti). (...) Le stazioni, la posta, il telegrafo, l'agenzia telegrafica di Pietrogrado, la Banca di Stato sono stati occupati (applausi scroscianti). Il Palazzo d'Inverno non è stato ancora occupato, ma il suo destino sarà deciso tra pochi minuti (applausi)».
(...) La sera tardi, attendendo l'apertura del congresso dei soviet, Lenin ed io ci riposavamo in una stanza accanto alla sala delle riunioni, dove c'erano solo delle sedie. Qualcuno ci stese sul pavimento delle coperte: qualcuno -credo la sorella di Lenin- ci trovò dei cuscini. Eravamo coricati l'uno accanto all'altro. Il corpo e lo spirito si rilassavano come una molla troppo tesa; era un riposo meritato. Ma non potevamo dormire. Parlavamo a bassa voce. (...) Lenin mi faceva domande sui distaccamenti di guardie rosse, di marinai e di soldati che erano di guardia dappertutto.
«Che spettacolo magnifico!, l'operaio armato di fucile che si riscalda al fuoco accanto al soldato!" ripeteva con profonda emozione "finalmente l'operaio e il soldato si sono uniti!».
(...) Non potemmo restare coricati a lungo. Nella sala vicina si apriva il congresso dei soviet. (...) Con voce spezzata Dan [dirigente menscevico] se la prendeva con i cospiratori e profetizzava il fallimento inevitabile dell'insurrezione. Esigeva che formassimo una coalizione con i socialrivoluzionari e i menscevichi. I partiti che ancora il giorno prima, essendo al potere, ci avevano perseguitati e imprigionati, esigevano un accordo dopo che li avevamo rovesciati.
Risposi a Dan, e per suo tramite al passato della rivoluzione:
«Quello che è avvenuto non è un complotto ma un'insurrezione. L'insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di giustificazioni. Abbiamo rafforzato l'energia rivoluzionaria degli operai e dei soldati. Abbiamo forgiato apertamente la volontà delle masse per l'insurrezione. La nostra insurrezione ha riportato la vittoria: e ora ci si propone di rinunciare a questa vittoria e di venire a patti. Con chi? Voi siete figure isolate, siete dei falliti, la vostra parte è finita. Andatevene al posto che vi spetta: nella pattumiera della storia».

 

(brani tratti da Lev Trotsky, La mia vita)

 

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