Partito di Alternativa Comunista

Coronavirus: il nostro programma di emergenza

Coronavirus: il nostro programma di emergenza

 

 

Comitato centrale del Pdac

 

 

Nel contesto di una delle più gravi recessioni economiche dall’inizio del secolo scorso, iniziata tra il 2006 e il 2007 con la crisi del mercato immobiliare americano e il fallimento di Lehman Brothers, l’avvento della pandemia di Coronavirus ha funto da acceleratore della crisi, smascherando la barbarie di un sistema economico e sociale governato da una minoranza di miliardari, costruito sullo sfruttamento delle masse popolari costrette a scegliere tra la l’impossibilità di provvedere al sostentamento economico e l’esposizione a un virus che ha già mietuto centinaia di migliaia di vittime in tutto il mondo. La sicurezza fisica e la sicurezza economica sono due elementi complementari e inscindibili: il diritto dei lavoratori a tutelare la loro salute e la loro vita non può essere subordinato alla necessità di mantenimento economico per sé stessi e le loro famiglie.
Migliaia di donne, avendo salari più bassi dei loro colleghi uomini, hanno dovuto rinunciare per prime al lavoro, rimanendo costrette tra le mura domestiche a badare a figli e anziani, vittime di violenze maschiliste che spesso, come ci raccontano le cronache quotidiane, sono letali.
Nel capitalismo i padroni non rinunceranno mai ai loro profitti e la propaganda borghese illuderà sempre le masse, con la complicità delle direzioni dei maggiori sindacati, che la sicurezza dei lavoratori potrà essere garantita da protocolli astratti, basati su contesti ideali e inesistenti, discostati dalla realtà, spesso inapplicabili e incontrollabili: tutto questo è una menzogna! E l’ascesa esponenziale di contagi e morti ce lo ha dimostrato. Nessuna sicurezza potrà mai essere garantita nelle fabbriche, nelle scuole e nei mezzi di trasporto pubblico: finché ci sarà una pandemia, dobbiamo fermare tutto ciò che non è necessario alla sopravvivenza delle masse popolari e garantire loro un adeguato sostentamento economico. La ricchezza per garantire un reddito di emergenza dignitoso alle lavoratrici e ai lavoratori esiste, basta cercarla nelle tasche, sempre più gonfie, di banchieri e industriali.
Il capitalismo è incompatibile con la l’umanità: non c’è posto per entrambi in questo pianeta. E non saremo noi ad andarcene!

Il Partito di alternativa comunista, sezione italiana della Lega internazionale dei lavoratori - Quarta internazionale, rivendica:
- Chiusura immediata di tutti i siti produttivi, di tutte le fabbriche e di tutte le imprese finché non sarà rientrata l’emergenza Coronavirus, a eccezione delle poche fabbriche indispensabili per la produzione di macchinari ospedalieri, mascherine, prodotti farmaceutici e delle aziende che producono alimenti e beni di prima necessità (in questi casi sarà necessario ridefinire radicalmente le modalità di produzione e l’organizzazione del lavoro interno, con assunzione di personale a tempo indeterminato, riduzione a parità di salario delle ore di lavoro degli operai, dispositivi di sicurezza realmente protettivi).
- Retribuzione al 100%, senza ricorso né a ferie né a Rol da parte dell’azienda.
- Requisizione di alloggi sfitti e disabitati, edifici inutilizzati e di tutte le caserme dismesse dopo l'abolizione della leva obbligatoria per potenziare le strutture sanitarie pubbliche e assegnare alloggi abitativi per settori oppressi come donne, immigrati e lgbt.
- Riapertura di tutti gli ospedali chiusi per i tagli dei governi precedenti e requisizione da parte dello Stato di tutte le cliniche private per potenziare il sistema sanitario nazionale pubblico; aumento immediato dei posti letto in rianimazione e terapia intensiva. Apertura di un numero consistente di nuovi centri pubblici dove poter effettuare tamponi, con assunzione di personale tecnico, amministrativo, sanitario.
- Assunzione a tempo indeterminato di un ampio contingente di medici e infermieri negli ospedali e nelle strutture pubbliche a partire da tutti quelli in graduatoria; tutele reali e aumento del salario dei lavoratori della sanità; riduzione dell'orario di lavoro a parità di stipendio, a partire dai reparti di terapia intensiva e rianimazione.
- Azzeramento di tutte le spese militari e blocco immediato degli investimenti pubblici nelle grandi opere inutili (Tav, Ponte sullo Stretto ecc) al fine di utilizzare le risorse per fronteggiare l'emergenza.
- Chiusura immediata di tutti gli uffici, scuole e call-center. Trasformazione del lavoro in lavoro on-line (domestico) solo dove è necessario per evitare danni alla collettività. Col passaggio al telelavoro, riduzione dell'orario a parità di stipendio (anche attraverso nuove massicce assunzioni) in considerazione del maggiore stress connesso all'attività in smart-working.
- Interruzione immediata di tutti i trasporti (ferroviario, aereo, Tpl) prevedendo un contingente minimo (e tutelato) solo per le emergenze e il trasporto di beni di prima necessità; retribuzione al 100% del personale senza ricorso né a ferie né a Rol.
- Stop immediato a tutte le procedure di licenziamento nel settore aereo. Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori di Alitalia, Air Italy ed Ernest: questa soluzione è l'unica che possa garantire al contempo la drastica riduzione dei voli (necessaria per contrastare la pandemia) e la conservazione del posto di lavoro e del salario pieno.
- Congelamento al ribasso del prezzo dei beni di prima necessità per aiutare i bisognosi e le fasce in maggiore difficoltà.
- Chiusura immediata di tutti i grandi supermercati; se necessario, garantire la distribuzione degli alimenti da parte dello Stato finché non cesserà l’emergenza.
- Chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, con investimenti significativi nella didattica a distanza: a ogni studente deve essere garantito un dispositivo di qualità e uno spazio dove frequentare le lezioni a distanza. Monitoraggio quotidiano e capillare sulle condizioni degli studenti (in particolare quelli appartenenti a settori doppiamente oppressi: donne, lgbt, immigrati, ecc) e delle madri (sulle quali in questa società maschilista ricade il peso della cura dei figli e del lavoro domestico).
- Retribuzione al 100% (anche tramite reddito pari al salario, il cosiddetto “reddito di quarantena”) di tutto il personale educativo, dei servizi, delle cooperative che hanno dovuto interrompere l’attività lavorativa a causa dell’emergenza. Internalizzazione di tutte le funzioni socio-educative, particolarmente importanti in questa fase di emergenza.
- Assunzione a tempo indeterminato (senza necessità di concorso) di tutto il personale scolastico precario (insegnanti e ata) con 36 mesi di servizio per rafforzare la didattica a distanza e il sostegno agli studenti disabili; chiusura totale degli istituti scolastici senza obblighi di lavoro per il personale amministrativo e per i bidelli.
- Reddito di emergenza pari al salario medio di un operaio per tutti coloro che non hanno un lavoro o che non possono più lavorare, inclusi i lavoratori autonomi, dal commercio all’artigianato alla ristorazione. Sostegno pubblico alle piccole imprese a gestione famigliare che non hanno entrate in questo periodo a causa della chiusura obbligata.
- Abolizione dei Decreti Salvini; apertura di centri di assistenza pubblici per le immigrate e gli immigrati, anche al fine di garantire loro tutela sanitarie reali; cittadinanza immediata per tutti gli immigrati e le immigrate, affinché possano fruire con maggiore facilità dei servizi sanitari necessari.
- Potenziamento, con cospicui finanziamenti, dei centri antiviolenza, al fine di garantire un monitoraggio quotidiano e capillare delle condizioni di vita delle donne in quarantena: durante tutta la quarantena massima attenzione va dedicata a contrastare la violenza maschilista.
- Annullamento del pagamento del debito estero, al fine di avere maggiori risorse per far fronte all’emergenza sanitaria.
- Apertura di tutti i libri contabili delle aziende ed esproprio da parte dello Stato di tutte le grandi fabbriche. Vanno inoltre espropriati e nazionalizzati i grandi gruppi (come Amazon) che si stanno arricchendo a spese della collettività. Questo anche al fine di utilizzare le merci destinate al mercato o accumulate nei magazzini per far fronte alle esigenze della collettività.
- Nazionalizzazione di tutte le grandi banche, con la creazione di un’unica grande banca di Stato senza capitali privati che possa garantire ai lavoratori e ai disoccupati prestiti agevolati e senza condizioni in questa situazione di emergenza.

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