Partito di Alternativa Comunista

La Val Seriana (e tutta Bergamo) non si piega!

 La Val Seriana (e tutta Bergamo) non si piega! 

 

Report dalla zona d’Italia più colpita dal Coronavirus

 

 

 

 

 

Intervista a cura della redazione web

 

 

 

In questo periodo si è parlato molto della Val Seriana. È uno dei territori più martoriati dall’epidemia insieme al resto della provincia orobica: in tanti hanno visto le immagini tremende dei carri militari pieni di bare alla ricerca di servizi crematori in altre province (perché a Bergamo erano tutti saturi). Sappiamo che persino gli addetti delle pompe funebri hanno annunciato il rifiuto di continuare a lavorare senza le dovute tutele, imponendo, con una vertenza lampo, condizioni umane per continuare a operare in questa tragedia. La valle bagnata dal fiume Serio è uno dei territori con il fatturato più alto di tutto il Paese grazie alla presenza di grandi colossi dell’industria. Ed è anche la zona con la più alta percentuale di contagiati e morti al mondo. Non è casuale che proprio questa regione industriale sia diventata il principale focolaio dell’epidemia, così come non è casuale che la stragrande maggioranza dei morti siano i membri di famiglie operaie o popolari. Ne parliamo con Stefano Bonomi, che è il compagno che coordina l’intervento del Partito di Alternativa Comunista in questo territorio.

 

Caro Stefano, tu vivi in Val Seriana e lavori più o meno nella stessa zona. La situazione è drammatica. Puoi raccontarci com’è la situazione sanitaria in questo momento? gli ospedali riescono a far fronte all’emergenza?

Ringrazio i compagni della redazione web per questa opportunità, anche se vi confesso che ho ancora nelle orecchie il suono incessante delle ambulanze e negli occhi i tantissimi carri funebri che si sono portati via la generazione che ha costruito con le proprie mani il piccolo paese dove vivo.
La situazione è ancora di gravissima emergenza, tutti gli ospedali sono prossimi al collasso definitivo e decidono se curare il paziente in base alla possibilità di sopravvivenza dello stesso; da pochi giorni i malati vengono trasportati in strutture collocate al di fuori dei confini nazionali.
Sul fronte contagi e decessi non avverto nessun cambiamento sensibile verso il meglio. Mi ha stupito in positivo la grandissima quantità di persone “normali” e di associazioni di volontariato sociale che hanno messo a disposizione tempo e denaro per aiutare i bisognosi, mentre mi ha nauseato la tanto sbandierata elargizione di soldi messi a disposizione dai riccastri di turno, sempre alla ricerca di telecamere, forse per lavarsi la coscienza. I grandi assenti in questa pandemia solo le varie istituzioni nazionali e regionali che ancora oggi non si vedono sul campo, al contrario delle delegazioni sanitarie straniere.

 

In molti ormai sostengono che il principale motivo per cui la Val Seriana è diventata un focolaio dell’epidemia è un motivo di tipo economico, cioè le pressioni che ha fatto Confindustria sulle amministrazioni locali e sul governo per non fermare le attività produttive. Qual è la tua ricostruzione dei fatti?

La situazione è particolarmente ingarbugliata; al momento ci sono le varie istituzioni che si rimpallano le “colpe” in un teatrino che lascia tutti sempre più perplessi. Alcuni tramite i mass media accusano gli abitanti del posto di essere responsabili di una condotta scorretta di fronte alla diffusione della pandemia. Secondo me andrebbe indagato cosa non ha realmente funzionato anche giorni prima dell’ormai noto 23 febbraio al Pronto soccorso di Alzano Lombardo e nelle ore immediatamente successive, quando c’è stata praticamente una detonazione degli infettati. In quei giorni siamo arrivati a un passo dalla creazione della zona rossa tra Nembro e Alzano, infatti erano arrivati a Osio i primi reparti incaricati di blindare ermeticamente i due paesi della valle; ad un certo punto però hanno ricevuto l’ordine di rientrare nelle proprie compagnie di appartenenza. L’ordine materiale è arrivato dal governo, ovviamente, ma sono tante ormai le prove che dimostrano che dietro ci sia stata una forzatura delle potentissime e copertissime “3 P” del settore nautico, del settore motociclistico e del settore cartario, insieme alle altre medie aziende che si possono incontrare percorrendo la statale che porta a Clusone (partendo dalla zona industriale vicino alle piscine di Alzano fino ad arrivare allo svincolo Albino-Nembro). Senza ovviamente tralasciare che Confindustria Bergamo nella persona del suo presidente ha diramato il 29 febbraio l’ormai tristemente noto video titolato “Bergamo is running” e a marzo inoltrato ha lanciato il famigerato hashtag “Yes we can work”.

 

Quali sono le principali fabbriche presenti nel territorio? E soprattutto: ora hanno interrotto tutte la produzione o alcune sono ancora aperte?

Sia nelle valli che in pianura ci sono aziende multinazionali di praticamente tutti i settori: dalla metalmeccanica pesante tipo Dalmine o Lucchini alle multinazionali dell’auto motive tipo Brembo o Same, dalla elettromeccanica Abb o Bticino fino a Sda, Tnt, Dhl e Gls cioè i brands internazionali delle logistiche in connessione con l’aeroporto di Orio. Ci sono poi il settore del legno tra Val Imagna e Val Brembana direzione Lecco-Como, il settore agroalimentare dislocato in particolare nella zona della Val Cavallina, quello della gomma plastica nella zona lago d’Iseo e limitrofi e, tornando in Val Seriana, si ha una presenza antica del settore tessile. La grandissima maggioranza di queste aziende non ha mai chiuso avvalendosi anche delle maglie larghissime dei vari decreti ministeriali che considerano essenziali pure le aziende produttrici di armi (!).

 

Quali sono le condizioni delle operaie e degli operai che lavorano in quel territorio? sono realmente protetti? puoi farci qualche esempio?

Posso portare l’esempio diretto delle aziende che seguo come attivista del sindacalismo di base e dove stiamo rilanciando la mobilitazione: in Ambrosini Carni e in Ortofrutta Santini esistono alcune cooperative che, quando va bene, forniscono alle lavoratrici strumenti di protezione inadeguati e non rispettano nemmeno i protocolli firmati in complicità con i burocrati dei sindacati confederali. Questi ultimi, a loro volta, si guardano bene da far rispettare persino gli accordi che loro stessi hanno firmato, mancando così di tutelare anche gli stessi lavoratori iscritti ai loro sindacati.

 

Quali sono altre criticità che stanno emergendo in questo periodo nella zona?

Le criticità maggiori sono legate alla situazione economica difficile di chi è in cig, alle condizioni di miseria estrema di chi ha perso il lavoro a causa di coop “spregiudicate” (chiamiamole così, per essere molto diplomatici…), alla difficoltà di chi gestisce un bar o piccole attività a conduzione più o meno famigliare. Sono tante anche le problematiche legate al “lock down” e alla politica del “io resto a casa”: è più che dimezzato il numero delle segnalazioni di aggressioni di ogni genere che arrivano alle associazioni a tutela delle donne operanti anche in valle, il che significa che tante donne rinchiuse in casa con conviventi violenti non hanno più nemmeno la possibilità di fare una telefonata ai centri antiviolenza.

 

Nonostante la difficoltà del momento, ci sono state delle esperienze di resistenza e di lotta (per quanto possibile in questo momento). Puoi parlarcene?

In questo momento particolarmente tragico sono vietati gli scioperi in particolari settori come i trasporti, e comunque i lavoratori in questo momento non hanno la possibilità di farsi sentire con picchetti o manifestazioni. Direi che, nonostante questi forti limiti, i lavoratori sono riusciti a organizzare diverse azioni di resistenza soprattutto nel settore delle logistiche, uno dei settori più propensi alla lotta tramite scioperi selvaggi anche per merito del sindacalismo di base ben radicato nelle varie filiali. Vorrei però, in questa occasione, citare in particolar modo, esprimendo loro totale solidarietà e vicinanza, i lavoratori della metalmeccanica Lucchini di Lovere, dove i lavoratori e le rsu di Cgil Cisl e Uil hanno proclamato ben 11 giorni di sciopero continuato.

 

Infine: anche in questo momento difficile, non è mancata da parte delle compagne e dei compagni di tutta Bergamo un’attenzione alle questioni internazionali, ad esempio la condizione del popolo palestinese, giusto?

Ispirandoci a progetti passati soprattutto legati alla rete antifascista che raggruppava realtà antagoniste di diversa provenienza di tutta la provincia di Bergamo, Crema e di Rovato (Bs), alcuni compagni, me compreso, hanno girato in un piccolo video di solidarietà ai compagni palestinesi, insieme ai quali, a Bergamo in particolare, abbiamo organizzato in passato iniziative di protesta contro le operazioni dell’esercito israeliano. Alcuni di loro sono tornati in Palestina e da lì ci hanno mandato un video di solidarietà per la situazione legata al Covid19: ci è parso naturale contraccambiare, visto che in questi giorni anche dalle loro parti gli infettati da questo tremendo virus si stanno moltiplicando. Personalmente vorrei mandare un abbraccio resistente dal profondo del cuore anche al popolo siriano che, oltre a subire la dittatura Assad, deve far fronte anche al Covid19, così come ai popoli resistenti del Kurdistan, ai profughi che si trovano tra Grecia e Turchia, per non dimenticare i compagni che hanno animato le piazze cilene, tra i quali tanti ora si trovano nelle carceri di Piñera. Un pensiero anche alle gigantesche iniziative contro il Covid19 e contro i padroni organizzate dai compagni brasiliani insieme con la Csp Conlutas, con decine di migliaia di scioperanti nelle multinazionali là presenti.

 

Quali prospettive vedi per il vostro territorio?

Vorrei rispondere a questa domanda con un messaggio di solidarietà e al contempo con un appello al personale della sanità lombarda, falcidiata da decenni di privatizzazioni selvagge, così come ai lavoratori di tutti i settori, ai disoccupati e agli studenti. Facciamo in modo che la tristezza e la rabbia contro chi ha speculato sulla pelle dei nostri morti, appena possibile, diventino una protesta organizzata ed efficace. #Bergamomolamia e #Bergamonondimentica: proprio per questo uniti e in lotta possiamo mettere in discussione le basi del sistema economico e sociale che ha permesso tutto ciò!

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