Partito di Alternativa Comunista

Lettera aperta di Alternativa comunista

Lettera aperta di Alternativa comunista

ai militanti di Rifondazione Comunista e Comunisti italiani

 

Non ha fallito la sinistra comunista, ha fallito la sinistra governista

COSTRUIAMO INSIEME UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

 

La sinistra riformista raccoglie i frutti di due anni di attacchi ai lavoratori

Dopo che per due anni la sinistra governista - Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti Italiani in primis - ha sostenuto attivamente e diligentemente il governo di Confindustria, i nodi sono arrivati al pettine. Le elezioni politiche hanno sancito la morte della Sinistra Arcobaleno, il cartello elettorale che raggruppava le forze della sinistra radicale di governo e che ha candidato alla presidenza del Consiglio Fausto Bertinotti.

A nulla sono valsi i disperati tentativi di riprendere credibilità allo scoccare dell'ultima ora: i lavoratori, a differenza di quello che pensano ministri e burocrati riformisti, non hanno memoria breve. Non basta qualche distinguo nell'aula parlamentare alla vigilia del voto per cancellare due anni di sostegno incondizionato e appassionato a finanziarie lacrime e sangue, all'aumento delle spese militari, al finanziamento delle missioni coloniali, all'aumento dell'età pensionabile, ai tagli alla scuola pubblica e ai finanziamenti alle scuole private, a decreti razzisti. La fedeltà di Rifondazione comunista e delle altre forze dell'Arcobaleno a tutte le manovre padronali ha portato prima allo sfaldamento del quadro militante di quei partiti, per poi tradursi persino nella perdita di un bacino elettorale che, seppur con varie oscillazioni, era superiore all'11% (sommando le percentuali ottenute alle scorse elezioni politiche dai partiti che compongono l'Arcobaleno). Oggi la Sinistra Arcobaleno si ferma al 3% e perde ogni rappresentanza parlamentare. Al di là delle sirene del voto utile di Veltroni - che avranno sicuramente attratto parte di quell'elettorato impossibilitato, a causa di un'omogeneità di fatto, di distinguere tra Pd e socialdemocrazia - gran parte dei delusi dalle politiche governiste ha optato per l'astensione.

 

Governi di centrodestra e governi di centrosinistra: le stesse politiche

Le politiche antioperaie del governo Prodi, con la conseguente perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento di fette crescenti della popolazione, hanno aperto la strada alla vittoria della destra populista e reazionaria. L'ampia affermazione, anche tra gli operai, della Lega Nord - che non ha caso, oltre a riproporre la solita retorica xenofoba, ha fatto appello al voto dei lavoratori tartassati dal precedente governo - è il frutto acerbo di due anni di politiche di sostegno ai profitti di pochi e di sistematico attacco ai lavoratori. La collaborazione attiva a queste politiche da parte della sinistra riformista, oltre a decretarne il fallimento, ha privato i lavoratori di un punto di riferimento per le loro rivendicazioni: la politica concertativa delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil in combutta con la cosiddetta sinistra radicale di governo ha determinato il più basso numero di ore di sciopero, a fronte del più pesante attacco ai diritti dei lavoratori. Addirittura, si è arrivati a mettere in discussione conquiste storiche della classe operaia, come il contratto collettivo nazionale di lavoro. Tutto questo è avvenuto senza nemmeno l'ombra di un grande sciopero generale (se escludiamo quelli indetti dal sindacalismo di base, necessariamente minoritari).

Se le destre hanno vinto con un ampio margine non è per caso: è perché il centrosinistra, col pieno appoggio delle forze socialdemocratiche dell'Arcobaleno, ha rincorso la destra sul suo stesso terreno, aprendo così la strada alla sua vittoria. Basta pensare alle politiche sull'immigrazione, gestite tra l'altro in prima persona dal ministro Prc Paolo Ferrero - il quale oggi si fa, ipocritamente, alfiere nel suo partito di una crociata contro "il governismo" di Bertinotti, fingendo di dimenticare il fatto che il rappresentante del Prc nel governo Prodi era proprio lui - che hanno visto la Sinistra Arcobaleno sostenere decreti pensati per dare la caccia a Rom e rumeni. Il fatto che, in campagna elettorale, Pd e Pdl si siano presentati con programmi fotocopia e abbiano fatto a gara a chi presentava il maggior numero di candidati confindustriali e guerrafondai (da Colaninno a Ichino, da Calearo al generale Del Vecchio) è la riprova che non esistono differenze sostanziali tra i due schieramenti: centrodestra e centrosinistra rappresentano gli stessi interessi di classe, quelli delle grandi banche e della grande borghesia italiana.

 

Dopo il fallimento del riformismo, occorre cambiare rotta

Si tratta, fin da subito, di rilanciare la battaglia per cacciare il governo delle destre, costruire comitati di lotta in tutti i luoghi di lavoro e nei quartieri per fermare gli scontati attacchi del governo, con l'obiettivo di un grande sciopero generale per l'aumento dei salari, la cancellazione delle leggi precarizzanti, l'aumento delle pensioni. Ora che il progetto dell'Arcobaleno è morto nel peggiore dei modi, assistiamo al grottesco tentativo - da parte degli stessi dirigenti che per due anni hanno gestito, seduti al fianco dei rappresentanti della grande borghesia italiana, le politiche antioperaie - di gettarsi sul cadavere del riformismo per rianimarlo sotto una nuova veste. E' il caso di Diliberto e del gruppo dirigente dei Comunisti Italiani, che fanno appello all'unità dei comunisti sotto le loro bandiere, per dare vita a un nuovo partito riformista che intende ripercorrere la stessa strada fallimentare (lo stesso Diliberto lamenta il mancato accordo elettorale col Pd, ciò col partito di Calearo e Colaninno!). Ferrero, dopo essere stato per due anni ministro alla Solidarietà sociale di un governo che dava la caccia agli immigrati, ora si fa paladino di una battaglia per salvare "Rifondazione comunista", mentre Giordano e Vendola annunciano di voler proseguire la "costituente della sinistra". In tutti i casi, un dato è certo: nessuno dei dirigenti dei partiti della sinistra di governo mette in discussione la strategia politica, che era e resta quella di tornare al governo con i partiti della borghesia, Pd in testa, come dimostra il fatto che, a livello locale, le alleanze di governo non sono state messe in discussione ma, anzi, ribadite in occasione delle ultime amministrative.

 

Impegniamoci per costruire insieme, nelle lotte, una sinistra rivoluzionaria

Per salvare la sinistra comunista in Italia occorre cambiare radicalmente rotta: bisogna prendere atto che le politiche riformiste sono politiche di collaborazione di classe, che lasciano l'economia e il potere nelle mani dei padroni, a danno dei lavoratori: tanto più in una fase di crisi del capitalismo, l'alleanza dei partiti dei lavoratori col padronato si traduce nella vittoria di quest'ultimo, senza che sia possibile strappare nemmeno delle briciole. L'abbattimento del capitalismo è oggi l'unica prospettiva credibile per difendere realmente gli interessi dei lavoratori, degli immigrati, delle donne, dei tanti giovani precari. Bisogna costruire fin da subito le lotte contro tutti i governi dei padroni. Ma, per fare ciò e per contrastare il radicamento della destra populista, serve un partito comunista con influenza di massa, basato sull'indipendenza di classe dalla borghesia e dei suoi governi: è un partito che oggi non esiste e che non abbiamo la pretesa di rappresentare, ma alla cui costruzione intendiamo impegnarci. Occorre un partito rivoluzionario che intervenga nelle lotte - per il salario, le pensioni, le condizioni di lavoro - per legarle a quella prospettiva di alternativa di società. Occorre un partito che, con un lavoro paziente, si impegni per costruire i rapporti di forza - che ancora oggi non ci sono - per un'alternativa di società.

 

Facciamo appello a tutti i comunisti indignati dalle politiche di governo - cioè dalle politiche riformiste che si traducono inevitabilmente nel sostegno agli interessi del padronato - a costruire una sinistra rivoluzionaria in Italia, che rifiuti per principio la partecipazione ai governi dei padroni, che miri a rovesciare il sistema capitalista, per un governo dei lavoratori. L'unità dei militanti va costruita su questi basi rivoluzionarie, le uniche in grado di sviluppare le lotte nell'indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi. Per questo vi facciamo la proposta di costruire insieme a noi, fin da subito, comitati in tutte le città contro il governo Berlusconi: serve l'unità dei lavoratori contro il padronato. La realtà quotidiana ci dimostra che la prospettiva rivoluzionaria è l'unica realistica: il capitalismo, comunque governato, da governi di centrodestra o di centrosinistra, con o senza il concorso della sinistra socialdemocratica, si traduce in miseria, guerra, sfruttamento, devastazione ambientale, discriminazioni razziali e sessuali. L'unica difesa possibile dei lavoratori è quella di rovesciare questo sistema economico e sociale, il capitalismo, per dare ai lavoratori il controllo dell'economia e della produzione. Mettiamo insieme le nostre forze, riprendiamoci i luoghi di lavoro per dire no ai governi di Confindustria, per una prospettiva anticapitalista.

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