Partito di Alternativa Comunista

LA BASE SI FERMA CON LE LOTTE

Vicenza
LA BASE SI FERMA CON LE LOTTE
Perché il referendum (sostenuto da Fassino) è sbagliato e perdente.
Berlusconi conferma la scelta di Prodi e annuncia: né urne né sentenze li fermeranno.
 
 
 
 

di Patrizia Cammarata (*)
 
 
pdac a vicenza
 
 
La seduta del Consiglio Comunale di giovedì 3 luglio sulla nuova base Usa nell’area dell’aeroporto Dal Molin, che avrebbe dovuto esprimersi sulla delibera riguardante la consultazione popolare prevista per ottobre, è stata nuovamente rinviata. Dopo lo spostamento della data dal 26 giugno al 3 luglio, la seduta è saltata per questioni puramente tecniche. Un guasto senza precedenti all’impianto audio ha reso impossibile ascoltare e registrare gli interventi e la riunione è stata così nuovamente rinviata a nuova data, probabilmente martedì 8. La delibera da votare contiene la domanda da porre ai vicentini e reciterà più o meno così: “E’ lei favorevole all’adozione da parte del Consiglio Comunale, nella sua funzione d’organo politico-amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento d’acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin”-ove è prevista la realizzazione di una base statunitense –da destinare a usi d’interesse collettivo?”. A qualche allibito militante No Dal Molin i sostenitori della consultazione hanno spiegato, pazientemente e con solerzia, che “per legge un ente locale non può entrare negli affari militari” e quindi la domanda non poteva essere posta in modo diretto (“favorevole o contrario alla base”). Dal fronte del sì alla base, che si è nuovamente organizzato con gazebo per la raccolta firme, si tuona contro la consultazione che “non è ritenuta un pericolo”, bensì “una presa in giro” poiché, dicono, “le consultazioni e i referendum devono riguardare materie d’esclusiva competenza locale e, evidentemente, la sdemanializzazione di un’area non rientra in tali materie…  E che il sindaco Variati avrebbe trovato il modo “per saltare l'ostacolo e fingere di aver fatto qualche cosa per pagare il debito di riconoscenza verso i No Dal Molin…va chiarito che la proprietà è dello Stato, che ha già concesso il bene agli americani. Difficile pensare che faccia marcia indietro”. Gli esponenti del sì dichiarano inoltre a gran voce che “questa delibera è una finzione ed una presa in giro nei confronti dei vicentini, compresi quelli che da due anni stanno protestando contro la base Usa”.
Intanto Berlusconi e il governo -in continuità anche questa volta con il governo Prodi- confermano che la base si farà comunque, e non saranno né consultazioni né sentenze dei tribunali a fermarla. Fassino, a nome del Pd, valorizza il referendum: evidentemente visto come semplice passaggio intermedio, utile a buttare un po' di fumo negli occhi di chi la base non la vuole per davvero.
 
Dove si è arenata la mobilitazione
Ormai il binomio Vicentini- base Dal Molin è un binomio usato da tutti, contrari e favorevoli. Un legame che si è fatto più stretto via via che procedeva da parte del Presidio (controllato dall’area dei centri sociali di Casarini) l’intenzione di presentare alle elezioni comunali la lista “Vicenza libera-No Dal Molin”, lista che ha ottenuto un seggio in consiglio comunale e al ballottaggio ha appoggiato il candidato del Pd, l’attuale sindaco Achille Variati, in cambio dell’impegno di indire il referendum.
Lontani sembrano i tempi delle grandi manifestazioni a chiamata nazionale (e internazionale), lontani i giorni durante i quali il movimento, pur variegato, aveva saputo creare un fronte unico contro la base che era sfociato nel grande risultato della manifestazione del 17 febbraio 2007 che aveva portato nelle strade di Vicenza circa 200 mila manifestanti. Numerosissimi i vicentini, ma numerosissimi anche i manifestanti provenienti da tutte le regioni d’Italia, i militanti dei partiti di sinistra e dei sindacati (la sola Cgil organizzò circa 25.000 lavoratori), accanto a rappresentanti del movimento contro la guerra di Stati Uniti, Germania e altri Paesi. Una manifestazione che fece traballare il governo Prodi. Ma anziché la proclamazione di uno sciopero, che avrebbe avuto buone possibilità di successo considerato l’ampio coinvolgimento sulla battaglia, e che avrebbe potuto legare la tematica delle spese militari al grave attacco subito dai lavoratori in termine di sicurezza del lavoro, pensioni, sanità, è successo che dal giorno dopo è stato come se la parola d’ordine “Né qui né altrove” fosse sostituita da “tutti a casa” e la lotta No Dal Molin, che fino a quel momento era riuscita a collegarsi con il movimento contro la guerra, un po’ alla volta si è trasformata in un problema locale, urbanistico, un problema “comunale”. La Cgil è uscita definitivamente dalla scena rendendo definitivo, da parte sua, il mancato coinvolgimento dei lavoratori, gli unici che potrebbero davvero mettere in crisi la costruzione della nuova base. Nemmeno la riuscita successiva manifestazione del 15 dicembre 2007, lanciata e voluta testardamente, e a ragione, dal Comitato Vicenza est che per primo ha lanciato in rete l’appello, è bastata a rilanciare quell’entusiasmo e i forti contenuti che fino al 17 avevano dato linfa alla lotta.
Gradualmente la battaglia contro la nuova base e contro la guerra si è trasformata in una questione vicentina, e alcuni portavoce del movimento continuano a esaltarne l’importanza affermando che il movimento vicentino "non accetta lezioni da chi viene da fuori”: con il risultato che il collegamento con le altre realtà territoriali in lotta diventa più una contraddizione che una caratteristica.
Un atteggiamento, questo, che, contemporaneamente all’allontanamento attraverso varie modalità dei “non allineati”, ha fatto defluire e non allargare la mobilitazione, consegnando la lotta all’interrogazione parlamentare, comunale o alla sentenza dei tribunali.
 
Tra sentenze dei tribunali e referendum
La sentenza del Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) di Venezia il 20 giugno ha sospeso i lavori per la costruzione della nuova base Usa accogliendo il ricorso presentato dal Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e dei consumatori) e del “Coordinamento dei comitati cittadini” (vicino a Cgil e Pd e che rappresenta una parte dei comitati). Effettivamente questo pronunciamento legale ha momentaneamente bloccato la possibilità statunitense di iniziare i lavori, anche se dal 1 luglio l’esercito americano ha preso formalmente possesso dell’area. La sentenza del Tar si è soffermata su vari aspetti ambientali (rischio di danneggiamento delle falde, forte impatto sull’ambiente, ecc.) e amministrativi. Tra le motivazioni emerge un’indicazione che rafforza la posizione del sindaco Variati. Infatti il Tar sottolinea che manca ogni riscontro di avvenuta consultazione della popolazione interessata. Una sentenza, questa, che ha fatto guadagnare tempo al sindaco del Pd per organizzare il referendum di ottobre.
Il laconico ma significativo intervento, ad un incontro sui rapporti transatlantici in materia di sicurezza e contro l'ampliamento della base militare vicentina, dell’'Ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli proprio nel giorno in cui il Tar del Veneto ha accolto il ricorso del Codacons è stato: “Le truppe Usa di ritorno dalle missioni in Afghanistan possono fare esercitazioni a Vicenza con le controparti italiane che si stanno preparando ad entrare in servizio sullo stesso teatro di guerra”.
Più di qualcuno, infine, ha osservato che il Consiglio di Stato potrebbe invertire la sentenza, come già accaduto con la Valdastico sud. Il governo a fronte dello stop da parte del Tar ha fatto ricorso immediatamente al Consiglio di Stato tanto che l’udienza è stata fissata in tempi clamorosamente brevi proprio nella giornata del I° luglio, giorno del passaggio dell’area demaniale all’esercito Usa. Il Consiglio di Stato, vista anche la costituzione in giudizio contro il Ministero della Difesa del Comune di Vicenza con i suoi legali, ha deciso di rinviare la decisione al 29 luglio mantenendo fino ad allora la sospensione dei lavori.
Questo periodo dovrebbe essere usato dal movimento per riorganizzarsi e rilanciare grandi mobilitazioni in grado di coinvolgere il fronte più ampio di persone, in Italia e all’estero, per collegare la lotta contro la base alla lotta più generale contro la guerra imperialista e la guerra sociale nei confronti dei lavoratori che sono, insieme alle vittime civili, i primi a pagare il costo di basi, armamenti e guerre. Invece anche le mobilitazioni lanciate continuano ad essere locali, rivolte ai “cittadini di Vicenza”, tutte collegate alla difesa del proprio territorio e alla consultazione d’autunno, tutte rivolte al tema della salvaguardia della città e alla “democrazia” che deve permettere “ai vicentini di esprimersi”. Come avevamo detto da subito, insomma, l'annunciato referendum si sta rivelando uno strumento che indebolisce la lotta reale.
La nuova base sarà la più grande base di guerra d’Europa, considerare una consultazione rivolta ai soli vicentini come un atto democratico è falso, ipocrita e pericoloso. La base è a Vicenza ma riguarda tutti, inoltre la guerra imperialista non non si è mai fermata con votazioni o carte bollate.
Se il “sì” vince al referendum, la "consultazione" sarà "interpretata" e aggirata. Se perde, e con 35.287 elettori la consultazione sarà ritenuta valida, il movimento sarà delegittimato nel portare avanti la sua giusta battaglia contro la base e sarà tacciato di essere “antidemocratico” se non accetterà il risultato di una consultazione che i portavoce del presidio e del coordinamento continuano a ribadire di considerare necessaria e “democratica”. E il “tutti a casa”, questa volta, sarà richiesto pubblicamente e in modo chiaro. Ecco perché il Pd e Fassino sostengono l'utilità del referendum.
 
Tutti alla Ederle: 4 luglio festa dell’Indipendenza
Il sindaco del Pd Achille Variati, eletto anche grazie all’appoggio della lista Sinistra Arcobaleno, e della lista Vicenza libera No Dal Molin, si è distinto per essere uno dei sindaci della “tolleranza zero”. “L’abusivismo dell’ambulante che smercia marchi contraffatti non è meno grave del grande abusivismo edilizio che deturpa il nostro ambiente”, ha dichiarato nel primo periodo del suo mandato nel quale si è distinto per la sua politica nei confronti dei campi rom cittadini.
Tra le azioni promosse per Vicenza il binomio metropolitana-Tav. Vicenza sarà una città ad alta velocità, ha detto.
Come risposta alle contestazioni della Fiera del libro di Torino, ha fatto sventolare la bandiera d’Israele nel suo ufficio per diversi giorni nel mese di maggio, giorni nei quali cadeva il 60° anniversario della fondazione d’Israele.
Il 4 luglio è la festa dell’indipendenza americana e, come da tradizione, la caserma Ederle  apre le porte al pubblico con giostre, giochi, musica e fuochi d’artificio fino a mezzanotte.
Il sindaco Variati, considerato sindaco No Dal Molin, non si è sottratto al suo ruolo partecipando alla cerimonia del “Saluto alla Nazione”. “Io difendo le ragioni della mia città - ha detto - ma sono amico degli americani. Gli americani dimostrano una grande attenzione su quello che accade a Vicenza (...) un dibattito più ampio e articolato, che non può più essere collegato con quelle che loro definivano semplici proteste di estremisti che arrivavano da fuori città”. E al brigadiere generale texano in mimetica che gli infila sul bavero della giacca la spilla che unisce le bandierine italiana e americana, ha assicurato: “Caro generale, Vicenza è sempre stata una città amica degli americani”.
 
I nostri amici sono i disertori, non i generali
E amici dei soldati americani sono anche i militanti del “Comitato degli abitanti e dei lavoratori di Vicenza- est”: ma i loro amici sono i soldati americani che hanno disertato la guerra e girano il mondo per invitare altri soldati a seguire il loro esempio.
Il 4 luglio il Comitato invitava la gente a non entrare alla festa alla Ederle, ma a fermarsi fuori dal cancello, ascoltando la testimonianza di Stephen Summers, rapper statunitense, membro dei “Veterani del Vietnam  Contro la Guerra”, tra gli organizzatori della “Stop the War  Brigade” che dà sostegno ai militari che non vogliono più fare la guerra, attore nei film Sir! No Sir! (2005) , Freedomspeak v2.0 (2004).
Se non ci fosse stata l’iniziativa con il disertore, le "ragioni" della guerra, il 4 luglio a Vicenza, non avrebbero avuto nessuna voce contraria.
Il Partito di Alternativa Comunista sostiene attivamente il lavoro del Comitato e tutte quelle iniziative che mirano ad allargare la mobilitazione, come le iniziative con i disertori, gli scioperi e i boicottaggi, fuori dall’illusione di fermare le guerre con la raccolta firme e con la via istituzionale: bisogna creare un rapporto di forza adeguato contro un sistema politico ed economico che, anche attraverso la costruzione di nuove basi e l’aumento delle spese militari, continua a generare solo miseria, sfruttamento e guerre.
 

Vicenza, 6 luglio 2008
 
(*) dirigente del Partito di Alternativa Comunista, sezione di Vicenza; componente del Comitato Vicenza Est

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