Partito di Alternativa Comunista

La lotta operaia radicale torna alla ribalta nel milanese

La lotta operaia radicale torna alla ribalta nel milanese
SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI IN LOTTA
ALL’ESSELUNGA E ALLA JABIL

di Stefano Bonomi

I colpi della crisi economica dei padroni e dei banchieri si fanno sentire anche nella profonda provincia milanese, dove sono evidenti ormai da lunghissimo tempo i piani economici dei manovratori della locomotiva lombarda: intensificare i guadagni in qualsiasi direzione, aumentare le rendite speculative ed eliminare qualsiasi elemento che non risponda a questi input. Tutto questo si accompagna alla solita propaganda padronale: “C’è la crisi, devo fare cassa quindi devo ridurre al minimo le voci di spreco per cui voi operai, che mi avete ricoperto di soldi fino ad ora, non mi servite più perché delocalizzo, all’estero dove la manodopera costa di meno, oppure se resto lavorate alle mie condizioni”.
Quante volte chi legge avrà sentito questo “ragionamento”? Bene, questo “ragionamento” lo hanno “sentito” sulla propria pelle anche i lavoratori delle cooperative del consorzio Safra operanti all’interno del magazzino Esselunga di Pioltello e della Jabil di Cassina de Pecchi ma, coscienti della loro dignità, hanno deciso di opporsi radicalmente alla prospettiva di chiusura dello stabilimento Jabil da una parte e per rivendicare il rispetto di accettabili condizioni di lavoro dall’altra (lavoratori delle cooperative a Pioltello).
Sono esperienze di lotta dura che hanno avuto poca attenzione da parte dei massmedia, a differenza della lotta dei dipendenti delle Ferrovie che hanno occupato la torre della stazione di Milano (ai quali pure va, ovviamente, tutta la nostra solidarietà militante) e che è nota a tanti.

Pioltello: rivendicare migliori condizioni significa scontrarsi anche con i sindacati confederali

Da più di due mesi i lavoratori di una delle cooperative del consorzio Safra, operanti all’interno del magazzino Esselunga di Pioltello, stanno sostenendo una lotta molto dura contro un sistema ben organizzato di condizioni di lavoro disumane e di sistematici vessazioni e ricatti contro chi osa ribellarsi a questo perverso ordine di cose.
Proprio a causa di uno di questi “diffamatori atti di ribellione”, come si legge nelle motivazioni, 17 lavoratori immigrati aderenti al sindacalismo di base sono stati licenziati; la reazione degli altri lavoratori non si è fatta attendere e infatti rapidamente si è organizzato un presidio permanente ai cancelli del magazzino.
Durante questo periodo di mobilitazione, ove la solidarietà degli altri lavoratori e delle varie organizzazioni di classe non è mai mancata, sono accaduti episodi gravi che sono riassumili riportando le parole dello stesso volantino di denuncia diffuso dai presidianti: “Licenziamenti degli operai in sciopero da parte delle cooperative, manovre istituzionali e dei sindacati confederali per dividere gli operai in lotta, intervento delle forze dell'ordine per garantire un serio crumiraggio, pressioni della polizia locale verso le aziende che forniscono i bancali al presidio, ricatti verso gli operai al lavoro affinché si tesserino alla Cgil: questa è stata la fotografia, scattata nel 2011, a quello che noi definiamo ‘sistema Esselunga’. Sulla stessa falsariga il 2012 inizia con un vile attacco notturno alle effigi del presidio stesso, strappando furtivamente striscioni e bandiere, il giorno stesso in cui il tribunale del lavoro ha fissato la prima udienza per i quattro licenziati della cooperativa Apollo. Quale che sia l'esito di questa vertenza interminabile, una cosa è certa: il presidio permanente produce un gran fastidio per i dirigenti di Esselunga ed è lecito prevedere un innalzamento della tensione, pur di sbarazzarsi di un avversario scomodo”.
Evidenziando un evento molto positivo da punto di vista della solidarietà tra operai in lotta, menzioniamo il partecipatissimo corteo del 10 dicembre dove, tra le realtà partecipanti, c’è stato l’intervento di un operaio Fiat e di una rappresentanza del presidio Jabil distante pochi chilometri in linea d’aria: prove di “dialogo per una lotta più generalizzata”?

Cassina de Pecchi-Jabil: tu speculi? io occupo!
Ascoltando i lavoratori del presidio permanente della Jabil di Cassina de Pecchi, sembra impossibile che una multinazionale come la Siemens Nokia possa trasformare il sito da complesso iper-tecnologico all’avanguardia con maestranze di elevate competenze tecniche a “terreno buono solo per farci dei palazzi”; già, con le prospettive di speculazione edilizia derivanti dall’Expo 2015 sono in arrivo degli affari d’oro; sarà un caso che l’amministrazione comunale di centrosinistra, pur mostrandosi a parole al fianco dei lavoratori, non si è ancora pronunciata sul fatto di non cambiare la destinazione d’uso dell’area?
Ad ogni modo i racconti dei lavoratori ci portano indietro nel tempo di quattro anni, quando il colosso Siemens Nokia decide di cedere alla Jabil un ramo d’azienda; da lì, continuano i racconti, sono arrivati i primi problemi, mitigati dalle promesse dei manager della continuità del lavoro attraverso importantissime commesse proprio dalla Nokia per un discreto numero di anni.
Nonostante il lavoro non mancasse, si cominciava a notare che i lavoratori venivano sempre più considerati come “zavorra” e non più valorizzati. La situazione è in seguito degenerata, passando dall’utilizzo della cassa integrazione fino ad arrivare all’epilogo, comunicato via fax, senza alcun incontro con i dirigenti: 12 dicembre 2011, tutti licenziati!
A questo punto i “325 coinvolti nell’operazione” decidono di organizzare una mobilitazione permanente davanti ai cancelli dello stabilimento in seguito trasformata in vera e propria occupazione, di fronte al rischio di vedersi svuotare l’azienda e di non avere più alcuno “strumento concreto di trattativa” per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.
Anche qui come a Pioltello la solidarietà dei lavoratori non manca come non manca la “voglia” di ribellarsi a un futuro fatto di ricchi profitti per i soliti noti e nulla per i chi sta ai piani bassi dell’attuale sistema economico.
Vogliamo concludere la cronaca delle due esperienze diverse e distinte di lotta ricordando che gli operai in lotta hanno avuto e hanno il sostegno militante dei compagni di Alternativa Comunista di Milano, Bergamo e delle altre città della Lombardia: sosteniamo i presidianti cercando di favorire e continuare l’esperienza di collegamento solidale concreto anche con altre realtà in lotta, invitandoli a non arrendersi di fronte all’aggravarsi delle difficoltà perché, anche se sarà una lotta dura, solo uniti e compatti si vince: alla faccia di banchieri, padroni e chi, direttamente o indirettamente, li sostiene!

I riferimenti delle casse di resistenza operaia

PIOLTELLO. I versamenti possono essere effettuati indicando la causale: “Presidio operaio Esselunga” con bollettini postali sul ccp nr. 3046206; con bonifici sul c/c IBAN IT13N0760101600000003046206; con vaglia postale; tutti intestati a: Sindacato Intercategoriale Cobas, Via Marco Aurelio 31, 20127 Milano
JABIL. Cassa di solidarietà per i lavoratori del presidio Jabil. Chi volesse aiutare i lavoratori nella loro lotta può farlo con un contributo sul C.C. IBAN: IT28S0312732860000000000331 causale: presidio jabil Grazie a tutti coloro che ci stanno sostenendo. Il presidio esiste e resiste anche grazie a voi.



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