Partito di Alternativa Comunista

LA PORTAEREI DELL'IMPERIALISMO NEL MEDITERRANEO

Sardegna
LA PORTAEREI DELL'IMPERIALISMO NEL MEDITERRANEO
 
 

di Luigi Pisci (*)
 

La Sardegna accoglie nel suo territorio 2/3 delle servitù militari Italiane. Tale sproporzione può essere spiegata con l’insularità, la bassa densità di popolazione e la posizione strategica dell’isola al centro del Mediterraneo.
Il prezzo che i sardi stanno pagando per questa specificità non richiesta si traduce nelle alte incidenze di malattie genetiche, mancanza di sviluppo alternativo, dissesto ambientale permanente.

Se nei decenni passati il ricatto del lavoro poteva fungere da anestetico nei confronti delle popolazioni limitrofe penalizzate, oggi è ormai tempo di bilanci: le zone dove sorgono le basi sono in via di spopolamento non meno del resto della Sardegna ma con la differenza che le basi costituiscono un tappo a qualsiasi soluzione alternativa di sviluppo.
La politica italiana e sarda, cosciente del proprio ruolo di comitato d’affari padronale, dopo aver celato per anni malattie, incidenti e contaminazioni, continua a promuovere l’ampliamento delle basi e il depistaggio di coloro che in tribunale cercano un briciolo di giustizia dopo inaudite sofferenze.

Parisi a tutta Quirra
Il poligono di Quirra è tra i più grandi d’Europa, vi si testano le nuove armi per l’esercito e si fanno operazioni dimostrative per convincere i committenti della micidiale efficienza delle armi ordinate.
Il mare cristallino viene usato come discarica di residuati bellici e la popolazione civile e militare come ignare cavie.
Sindrome di Quirra. Si chiama così la malattia che nella vastissima area occupata dal poligono militare più grande d'Europa, tra Barbagia e Ogliastra, nella Sardegna centrale, uccide civili e militari e fa nascere bambini deformi. Non ne parla nessuno. I media tacciono una situazione che è invece drammatica.
Con le vittime della tragedia sullo sfondo, il ministro (sardo) Arturo Parisi e il sottosegretario (sardo) Emilio Casula, col governo Prodi ancora in carica, hanno annunciato l’ampliamento del poligono di Quirra. Quirra dovrà diventare un grande poligono aerospaziale da rendere disponibile alle industrie delle armi di tutto il mondo. "Un disegno -secondo le parole di Emidio Casula- che farà della Sardegna un centro d'eccellenza tecnologica di prim'ordine, capace di attrarre investimenti e lavoro altamente qualificato da tutto il globo". Il potenziamento prevede la sperimentazione di aerei senza pilota e di sistemi d'arma a guida laser, nonché test di prova sui motori per le nuove generazioni di veicoli aerospaziali recuperabili, gli space-shuttle. Ma del piano fa parte anche la costruzione di un aeroporto e la creazione di una "striscia tattica", ossia di un'area limitata della base da utilizzare come appoggio per missioni di guerra operative. Fatto di una gravità eccezionale, perché si andrebbe ben oltre le finalità puramente addestrative e di sperimentazione di sistemi d'arma che sinora Quirra ha avuto.
 
Peggio Soru che male accompagnati
La giunta di centrosinistra cerca di barattare l’ampliamento di Quirra con la dismissione parziale delle basi di Teulada e Capo Frasca. Ecco le dichiarazioni rese dal presidente Soru in commissione Difesa: "Proprio perché vogliamo fare la nostra parte, abbiamo cercato di valutare la presenza dei militari e le necessità più impellenti: abbiamo compreso che il poligono di Quirra è quello su cui si è maggiormente investito, il più grande di tutti e probabilmente quello più dotato di tecnologie e maggiormente utile al nostro sistema di difesa. Riteniamo, quindi, di poter dare la nostra collaborazione ospitando il poligono e favorendo le sue ulteriori necessità di investimento e di spazio. Siamo disponibili a offrire tutta la nostra collaborazione per quel sito. Abbiamo bisogno però che sia fissata una data precisa entro la quale saranno abbandonati i poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca". Al momento però, passati quasi sei mesi, mentre a Quirra il piano di potenziamento è già partito, non è stata fissata alcuna scadenza per la dismissione di Capo Teulada e di Capo Frasca (al contrario, proprio qualche settimana fa Arturo Parisi, ministro uscente, ha dichiarato in commissione Difesa che di mollare i due poligoni non se ne parla nemmeno).
 
L’uranio è duro da digerire come la verità
Gli interessi che gravitano intorno a Quirra sono giganteschi. Con i suoi 11.600 ettari la base è attrezzata per le prove sui sistemi d'arma più moderni, sofisticati e letali. Viene massicciamente utilizzata sia dai governi (per il 56 per cento del tempo) sia dall'industria militare privata (per il 44 per cento). Una micidiale combinazione militare-industriale che non ha certo problemi a sopportare il costo di 50 mila euro l'ora per l'affitto delle strutture della base. Tutto questo comporta conseguenze sanitarie (tumori e malformazioni) ed economiche (espropri, povertà, emigrazione) pesantissime per le popolazioni che vivono in quell'area e anche per i militari che ci lavorano. Ma poi ci sono anche l'inquinamento magnetico originato dai potentissimi radar utilizzati nel poligono e il sospetto che tra le armi usate durante le attività di addestramento ci siano, o ci siano stati, proiettili all'uranio impoverito. Sospetto suffragato dal fatto che le patologie tumorali a Quirra sono esattamente le stesse provocate dalla cosiddetta sindrome dei Balcani.
 
In vista del G8 unifichiamo le vertenze
Il nostro partito propone coerentemente con la campagna “via le truppe” che abbiamo animato nei mesi scorsi, l’unificazione delle vertenze anti-imperialiste e anti-colonialiste con quelle sanitarie, ambientali e sindacali, per elaborare in vista della riunione del G8 una piattaforma rivendicativa sulla quale costruire la lotta. Una lotta senza quartiere ai poligoni del cancro, ai laboratori dell’invasione coloniale, al tappo dello sviluppo, al giro d’affari miliardario dei signori della guerra.
 

(*) coordinamento regionale sardo del PdAC

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