Partito di Alternativa Comunista

Vicenza contro le basi americane

Vicenza: no al progetto Dal Molin
RICONVERTIAMO LE BASI MILITARI
 
di Patrizia Cammarata (*)  
 
"La base americana di Vicenza? La posizione del governo è chiara: non c'è nessun problema politico nei confronti di una nazione alleata e amica come gli Stati Uniti." A dichiararlo è il sottosegretario Forcieri, l'uomo forte dei Ds nelle questioni della Difesa (L'Espresso, 22 settembre).
 
A Vicenza, ricchissima città industriale, all'interno dell'affollato quartiere di S.Pio X sorge la caserma Ederle, dove "lavorano" i soldati americani che vivono con le famiglie all'interno di un villaggio blindato e vietato alla cittadinanza. Gli Usa a Vicenza usufruiscono inoltre di due siti in provincia, a Tormeno e Longare. Mentre la base della Maddalena in Sardegna è dismessa e Camp Derby a Pisa è ridimensionato, gli USA sono intenzionati a dirottare ingenti risorse su Vicenza, città del Nord-Est, per la costruzione di una nuova base militare all'aeroporto Dal Molin, per la ristrutturazione della base già esistente (l'Ederle), per la costruzione di un ospedale, scuole, alberghi e di un villaggio residenziale per i soldati e le loro famiglie: soldati che dagli attuali 2.900 aumenteranno a poco meno di 5.000.
Il 22 settembre il settimanale L'Espresso pubblica un inquietante articolo nel quale parla del Dal Molin come "base più importante. Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran (...). Il Pugno di combattimento (...) il cuore e il cervello della risposta bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale, Iraq e Afghanistan inclusi".  
 
Il coordinamento dei comitati e le manifestazioni
La risposta a questo progetto è stata la nascita del Comitato per il NO che, insieme all'Osservatorio contro le servitù militari, ha promosso varie iniziative. Particolarmente importante è stata la manifestazione organizzata dai "Comitati Popolari contro la base militare al Dal Molin" la sera del 9 agosto scorso, che ha visto la partecipazione di oltre cinquecento persone e che ha alzato il livello d'attenzione della stampa.
Progetto Comunista - Rifondare l'opposizione dei lavoratori ha partecipato anche a questa iniziativa e Il Giornale di Vicenza ha polemizzato per la presenza nel corteo delle nostre bandiere ma i comunisti, come c'insegna Marx, manifestano apertamente il loro pensiero.
Durante tutta l'estate si sono succedute numerose iniziative fra le quali occupazione di rotatorie, blocco della circolazione in prossimità della fiera durante la manifestazione Orogemma, assemblee pubbliche, convegni con la presenza di rappresentanti dei comitati a livello nazionale.
Straordinario successo ha avuto anche la manifestazione del 23 settembre che ha visto sfilare oltre 2000 studenti.
Il Comitato per il NO ha raccolto, con una petizione popolare, quasi diecimila firme.  
 
La posizione di Cgil e Cub
I sindacati che si schierano contro la realizzazione della base sono la Cub e la Cgil.
La posizione della Cub è coerente poiché questo sindacato a Vicenza è sempre stato partecipe o promotore di iniziative contro la guerra, compresa la guerra "umanitaria" del 1999 quando ad aiutare gli Usa a sganciare le bombe sulla testa dei lavoratori serbi (ricordiamo la Zastava) era il governo di centrosinistra di D'Alema.
L'opposizione al progetto della Cgil vicentina, e la presenza alle iniziative contro la nuova base, è stata invece un avvenimento non scontato per chi ricorda il silenzio che la Cgil mantenne nel 1999 con il "governo amico". La battaglia sarà lunga e difficile e c'è l'assoluta necessità che tale posizione della Cgil vicentina non sia solo di "facciata" o di mera partecipazione alle manifestazioni. Il rischio che la Cgil finisca per svolgere il ruolo di "copertura a sinistra" del centrosinistra in crisi è reale mentre è assolutamente necessario che diventi protagonista in questa battaglia con una concreta mobilitazione dei suoi iscritti e militanti.  
 
Cisl, Uil con il "Comitato per il SI"
Gli Usa avrebbero minacciato di chiudere anche l'Ederle se non si dovesse rendere concreto l'ampliamento richiesto. All'interno della caserma Ederle lavorano 744 dipendenti italiani e vige il veto a iscriversi alla Cgil e al sindacalismo di base; i sindacati ammessi e ai quali i lavoratori sono iscritti sono Cisl e Uil che, guarda caso, si dichiarano da subito favorevoli alla nuova base, organizzano i lavoratori in un Comitato per il SI' all'ampliamento e raccolgono diecimila firme che consegnano al sindaco forzista (che le contesta poiché la petizione non specifica da nessuna parte che i firmatari del documento sostengono esplicitamente il progetto, mentre è citata solo la difesa dei posti di lavoro).  
 
I partiti dei due poli dell'alternanza borghese
Quotidianamente le pagine dei giornali sono occupate dal "ping-pong" tra il sindaco forzista Enrico Hullweck e il ministero della Difesa che si scaricano vicendevolmente la responsabilità di una decisione.
Le forze politiche dell'Unione vicentina (compresa Rifondazione) firmano un ordine del giorno di contrarietà al progetto ma da un'attenta lettura si evince la formula che li ha messi d'accordo tutti: la contrarietà a "questo progetto (...) all'interno dell'aeroporto". Infatti, lo chiarisce il diessino Poletto, l'opposizione "al nuovo insediamento militare Usa non è di natura ideologica, ma di tipo pragmatico." E ogni tanto qualcuno, attraverso la stampa, lascia intendere che forse in un'altra area (ad esempio Vicenza Est) la cosa potrebbe essere accettata.
A chiarire quanto alternativo sia il centrosinistra arriva il ministro della Difesa Parisi che il 27 settembre alla Camera, in diretta televisiva, risponde a tre diverse interrogazioni da parte di esponenti della sua maggioranza e dichiara: "Movendo dallo spirito d'amicizia che contraddistingue il rapporto d'alleanza tra Italia e Stati Uniti, il governo ritiene che la richiesta avanzata resti coerente e compatibile con la linea politica e militare del nostro Paese".
All'indomani di queste dichiarazioni, Ezio Lovato, segretario provinciale di Rifondazione, dichiara candidamente alla stampa: "Sul programma dell'Unione si parla delle riduzioni delle servitù militari. Che fine ha fatto quell'intenzione?". E rilancia l'idea del referendum.
Mentre scriviamo numerosi esponenti del centrosinistra, dopo la delusione che il discorso del ministro Parisi ha suscitato in gran parte del loro elettorato che si sta battendo contro il progetto, cercano di uscire dalla situazione di crisi premendo per il referendum. La richiesta del referendum è oltremodo rischiosa; la mobilitazione è stata importante ma non ha ancora raggiunto un coinvolgimento tale della cittadinanza da poter affrontare un referendum con relativa sicurezza. Per quanto riguarda l'informazione basti dire che il quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza, giornale letto dalla stragrande maggioranza dei vicentini, è l'unica testata italiana invitata dagli Usa a Bruxelles dove si prepara il super-vertice di Riga...  
 
La battaglia di PC Rol
Gli strumenti d'informazione sono in mano ai poteri forti e l'opposizione alla missione coloniale in Libano e la richiesta di chiusura e riconversione delle basi militari Usa non hanno voce in parlamento: la devono trovare nelle piazze e nei luoghi di lavoro.
Come Progetto Comunista siamo impegnati in questo senso, anche partecipando alle prossime date di mobilitazione affinché abbia buon esito la recente proposta dei comitati di un'assemblea nazionale e di una manifestazione nazionale a breve termine. E'indispensabile infatti che la mobilitazione si approfondisca e allarghi sul terreno nazionale. I posti di lavoro, la loro sicurezza e stabilità non si difendono come fanno la Cisl e la Uil vicentine, ma lottando e organizzando i lavoratori perché le basi militari siano chiuse e i posti di lavoro della base e dell'indotto siano riconvertiti in lavori stabili e sicuri.
 
(*) coordinatrice di PC Rol a Vicenza

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