Partito di Alternativa Comunista

Vicenza: vince il Partito Democratico

Vicenza: vince il Partito Democratico 
(col sostegno dell'Arcobaleno e del Presidio permanente)
IL FAR... EST DI VARIATI
Tra privatizzazioni e "tolleranza zero". Con l'imbroglio del referendum sul Dal Molin
 
 
di Patrizia Cammarata (*)
 
 
Lo scorso 27-28 aprile, a Vicenza, si è tenuto il ballottaggio fra Achille Variati (candidato del Partito Democratico, Lista Variati Sindaco e Lista Giuliari- Vicenza Capoluogo) e Lia Sartori (candidata del Popolo della Libertà, Lega Nord e lista Vicenza Viva). In controtendenza, rispetto al panorama politico nazionale, è uscito vincente Achille Variati, con uno scarto di 527 voti (lo 0,96% di differenza).
In mezzo a moltissimi cittadini, sostenitori e candidati, fra sventolare di bandiere del Pd e del NoDal Molin, a riservargli applausi e congratulazioni, subito dopo l’ufficializzazione del risultato, oltre ad Oscar Mancini, segretario provinciale della Cgil, anche Claudio Germano Raniero, coordinatore provinciale Rdb Cub e Cinzia Bottene (portavoce del Presidio Permanente No Dal Molin e neo-eletta consigliere comunale).
Dopo dieci anni, Vicenza torna ad essere amministrata dallo stesso sindaco che l’amministrò dal 1990 al 1995 per conto della Democrazia Cristiana.
 
L'alternanza borghese condita con un "leghismo di sinistra"
Il centrodestra ha governato la città con arroganza, a colpi di spartizioni, lottizzazioni e devastazioni (gestione dell’Aim, del personale comunale, del traffico cittadino, sì al Dal Molin, ecc…). La sconfitta del centrodestra è vissuta dalla maggior parte dell’elettorato di centrosinistra come il momento “della liberazione”, prevale un’emotiva illusione di cambiamento reale. Il nostro giudizio è che la vittoria di Variati non rappresenta per la città una reale alternativa ma è inserita in quel patto di “alternanza” che cambia le facce, i nomi, le cordate d’appartenenza della classe politica dirigente, senza cambiare nella sostanza i contenuti.
Achille Variati, capogruppo del Partito democratico nel Consiglio Regionale Veneto, era entrato nel partito della “Balena Bianca” alla fine degli anni Settanta, ex allievo e pupillo di Mariano Rumor. E’ stato segretario cittadino del partito nel 1983 e sindaco Dc di Vicenza nel 1990. Subito dopo la sua seconda elezione a sindaco, ha assicurato: “strade e marciapiedi: l’avevo detto e partirò da lì”. In realtà la sua campagna elettorale è stata caratterizzata da argomenti più consistenti delle strade e marciapiedi. Tra le prime azioni, ripete, come promesso, ci sarà la consultazione sul Dal Molin, ma aveva anche assicurato "Sono pronto a fare di Vicenza il laboratorio del federalismo fiscale. E se sarò eletto Sindaco, sono pronto a lavorare per questo con chiunque”, ripetendo inoltre :“Tolleranza zero contro ogni illecito. Applicheremo a Vicenza il modello di Rudolph Giuliani”. Variati si fa, quindi, portavoce e paladino di quel “leghismo di sinistra” incarnato dal sindaco di Venezia (sostenitore del Mose), Massimo Cacciari (movimentismo, federalismo, richiamo al sociale accompagnato al richiamo alla legalità).
Tanto per dire: come risposta al problema degli asili nido comunali insufficienti, Variati propone di investire su due servizi da lui considerati innovativi: il babysitteraggio e i micro-nidi familiari. I micro-nidi, in particolare, saranno, secondo il nuovo sindaco, “spazi alternativi ai nidi tradizionali… gestiti da madri preparate e supportate da servizi e corsi di formazione messi a disposizione dalla pubblica amministrazione”. Un ritorno al passato, diciamo noi, più che “un ritorno al futuro” (leitmotiv della sua campagna elettorale): a un passato che richiama il secolo scorso, quando l’educazione della primissima infanzia era consegnata nelle mani femminili e, soprattutto, non esistevano educatrici e educatori con un’adeguata preparazione professionale ma, per “badare” ai bambini, bastava essere donne, meglio se “madri”. Riguardo alle scuole materne afferma: “spazio alla sussidiarietà orizzontale nel mondo delle materne, perché le scuole materne private costano al Comune dieci volte meno di quelle pubbliche”.
 
La subalternità della sinistra governista: dall'Arcobaleno ai casariniani
Il neo sindaco ha ringraziato le liste che l'hanno appoggiato: "Ringrazio quelle liste, come la Sinistra Arcobaleno, Vicenza libera No Dal Molin, Vicenza al centro, Liga Veneta Repubblica, Progetto Nordest, e No privilegi Politici che hanno spontaneamente invitato i loro elettori a votarmi. Oltre, naturalmente all'Italia dei valori di Di Pietro e il Partito Socialista già entrati nella lista Variati sindaco."
La lista Arcobaleno, che non avrà rappresentanti in consiglio comunale poiché il suo risultato al primo turno elettorale è stato inferiore al 3%, ha appoggiato Variati al ballottaggio e Ciro Asproso, candidato sindaco per l’Arcobaleno e ora indicato dalla stampa locale come probabile futuro assessore, dichiara: “Noi ci siamo. Ho avuto molte attestazioni di stima. Non sono pentito di avere dato vita a questo progetto, che non è il ritorno della bandiera rossa".
Anche la lista “Vicenza libera-No Dal Molin”, composta dagli attivisti del presidio permanente (controllato dall’area dei centri sociali di Casarini), che ha eletto un consigliere (Cinzia Bottene), ha appoggiato Variati in cambio dell’impegno di indire il referendum e  di un nuovo ordine del giorno (che, ricordiamo, non sarà vincolante) che annullerà quello precedente di Hullweck che disse sì alla base.  In questo senso il presidio è in sintonia con il “Coordinamento dei comitati cittadini” (che rappresenta una parte dei comitati) il cui portavoce, Giancarlo Albera, ha invitato gli elettori a dare il voto a Variati.
 
L'inganno del referendum sulla base Dal Molin
Dopo più di due anni di lotte e mobilitazioni, dopo tre grandi manifestazioni che hanno coinvolto innumerevoli realtà del movimento contro la guerra, travalicando i confini non solo vicentini, ma nazionali, è interessante soffermarsi sulle dichiarazioni di questo “nuovo” sindaco circa il famoso referendum, motivo che ha portato la grande maggioranza degli attivisti del movimento e dei sindacalisti impegnati nella battaglia No Dal Molin ad appoggiare un esponente dello stesso partito del ministro Parisi (ricordiamo che dopo neanche due mesi dall’udienza concessa a cinque portavoce dei comitati, nel novembre 2006, e tutte le rassicurazioni e solidarietà del caso, arrivò il Sì di Prodi), dello stesso partito di Prodi (che ha detto sì alla base), dello stesso partito di  Veltroni (contestato dagli stessi attivisti No Dal Molin durante la sua recente visita a Vicenza), dello stesso partito del commissario Paolo Costa (di lui il comandante della Setaf Frank Helmick ha dichiarato in una recente intervista pubblicata dal Gazzettino: “Ringrazio Costa per il lavoro competente e imparziale che ha svolto. Non saremmo al punto in cui siamo arrivati oggi senza il suo lavoro. Bene che Prodi abbia scelto l'ex sindaco di Venezia come commissario per il Dal Molin. Prima del suo arrivo c'erano diversi interlocutori, ma quando è arrivato il commissario le cose si sono velocizzate. Adesso possiamo aspettarci progressi senza ostacoli continuando comunque a lavorare con le istituzioni locali”).
Achille Variati si è sempre dichiarato contrario alla scelta del governo Prodi, soprattutto per il mancato dialogo con la comunità vicentina e per non aver effettuato la consultazione. Interessante, quindi, è capire, secondo Variati, quanto inciderà questa consultazione sulla vicenda Dal Molin. In un’intervista al Giornale di Vicenza del 30 aprile il nuovo sindaco precisa “[la consultazione] non può essere base sì o base no, perché ci verrebbe bocciata. Ma su quelle materie di competenza locale, come l’urbanistica, le infrastrutture, i rischi ambientali”. Le opzioni sono tre . Prima: i vicentini non vanno a votare o comunque votano in pochi. “In questo caso l’indifferenza è come un sì alla base. Ne prenderò atto e come Comune mi limiterò a controllare il rispetto dei lavori al Dal Molin”. Idem, dice, anche se prevalgono i sì alla base (secondo caso). Se invece, terzo caso, vincono i no, inizia la vera sfida: “E’ un no pesante, che riapre il tavolo delle trattative. Andrò dalle autorità Usa e chiederò loro di lasciare il Dal Molin e pensare ad altri siti alternativi, a Vicenza o vicino…” (corsivo nostro).
Del resto, queste non sono affermazioni del dopo-ballottaggio, a dichiarazione di sostegno incassata. Anche in piena campagna elettorale Variati affermava “non bisogna dimenticare mai quello che gli americani hanno fatto liberandoci dal nazismo” e “Sì agli americani, ma dove è stata ipotizzata la base è un grave errore” (corsivo nostro).
Il nuovo Consiglio Comunale di Vicenza sarà composto da 24 consiglieri di maggioranza (Partito Democratico, Lista Variati, Vicenza Capoluogo), da 8 consiglieri del Popolo delle libertà, da 4 consiglieri della Lega Nord, da 2 consiglieri della lista “Impegno a 360°", da 1 consigliere Udc e 1 consigliere di "Vicenza Libera-No Dal Molin".
Fra i consiglieri del partito del sindaco, il Pd, da segnalare la presenza di Marino Quaresimin, in consiglio ininterrottamente dal 1985, già sindaco di Vicenza, che durante il suo mandato si era attivato per la costruzione di un inceneritore nella zona est della città e che nei primi mesi del 2007 si è premurato di incontrare i suoi colleghi di partito, Parisi e Rutelli, per proporre loro di spostare il sito per la nuova base in un’altra zona: nell’area di Vicenza est.
 
Il Partito di Alternativa Comunista alle elezioni comunali di Vicenza
Il primo turno elettorale ha visto la presenza del Partito di Alternativa Comunista.
Lo scarso risultato elettorale (lo 0,26%) non ci ha colti impreparati. E’ un risultato che avevamo largamente previsto, e che avevamo pubblicamente anticipato. Questo non perché siamo degli inguaribili pessimisti ma in quanto noi “non viviamo nel cucuzzolo della montagna”, lontano dal mondo, bensì siamo consapevoli della realtà politoco-sociale nella quale interveniamo e dell’attuale disparità dei mezzi, rispetto ai partiti borghesi e alle organizzazioni della sinistra governista.
Nessuna lista o partito ha sollevato gli importanti (e impopolari nella Vicenza impregnata da una cultura cattolica, democristiana e leghista) argomenti con i quali noi ci siamo distinti: siamo stati gli unici a porre con forza il tema della guerra, della battaglia contro l'aumento delle spese militari, contro le privatizzazioni, contro gli infortuni sul lavoro, della necessità di reali spazi culturali alternativi. Siamo stati gli unici a inserire nel programma la chiusura e conversione ad usi civili delle basi militari.  Siamo stati gli unici che non hanno strizzato l’occhio all’elettorato leghista e di destra parlando di "sicurezza", di "fine della lotta di classe", di "emergenza immigrati e prostituzione". Siamo stati gli unici a indicare come vera "sicurezza" quella del lavoro e delle condizioni di lavoro. Abbiamo condotto una campagna elettorale sincera e coerente con il nostro programma e i nostri obiettivi.
Non una campagna elettorale alla ricerca di un voto qualsiasi ma una campagna elettorale usata come una tribuna per  propagandare il nostro programma e ricordare che, come dimostra il numero di morti sul lavoro, la lotta di classe esiste ancora anche quando a condurla sono i padroni contro i lavoratori.
Ci siamo presentati alle elezioni, come abbiamo fatto lo scorso anno, per usare lo spazio su giornali e tv che solitamente ci viene negato, con l’obiettivo primario di costruire il partito, consapevoli di essere, a Vicenza, un’organizzazione che sta muovendo i suoi primi passi e controcorrente. Abbiamo avuto l'incoraggiamento di giovanissimi che si sono avvicinati a noi proprio grazie alla campagna elettorale. 
Sappiamo di essere un’organizzazione  ancora in embrione  ma siamo altresì consapevoli che il partito che stiamo costruendo è la sezione italiana di un'organizzazione internazionale, la Lit-Quarta Internazionale, che sta avviando un'intensa stagione di elaborazione teorica e politica con la celebrazione del suo IX Congresso mondiale, che si svolgerà tra la fine del prossimo mese di luglio e l'inizio di agosto. Un congresso al quale anche la sezione di Vicenza darà il suo contributo, coinvolgendo nel dibattito i giovani compagni recentemente conosciuti. Giovani compagni che sono il reale, e per noi preziosissimo, risultato ottenuto grazie alla visibilità mediatica che c’è stata concessa nel periodo della campagna elettorale.
Chiusa la parentesi elettorale torniamo al nostro quotidiano lavoro di militanza e di lotta nei nostri luoghi di studio e di lavoro, nei comitati e nei movimenti, nella società. Continueremo con coerenza la battaglia contro le basi militari: nella convinzione che presto risulterà evidente a tutti la contraddizione di chi ha cavalcato elettoralmente la questione per poi accettare la base qualche metro più in là.
 
 
(*) Direttivo PdAC Vicenza

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