Partito di Alternativa Comunista

Nasce un governo amico... dei padroni.

A RIFONDAZIONE LE BRICIOLE

di Francesco Fioravanti

Dopo la travagliata vittoria elettorale, le polemiche che ne sono scaturite e le varie scadenze istituzionali che hanno necessariamente ritardato la formazione del secondo governo Prodi, questo è ufficialmente entrato in carica mercoledì 17 maggio, dopo il rituale del giuramento al Quirinale di fronte al neo-Presidente della Repubblica Napolitano. Prossime tappe obbligate: la fiducia da ottenere in entrambe le camere: venerdì 19 al Senato; lunedì e martedì prossimi alla Camera.

 

La squadra che affiancherà il professore bolognese nei prossimi cinque anni di governo sembra la più adatta per affrontare un percorso che, come viene definito dagli stessi esponenti di centrosinistra, si presenta "tortuoso e irto di difficoltà". Questo sta a significare che il prossimo governo -grazie alle presunte capacità politiche dei suoi componenti- riuscirà a risolvere i mali che gravano sul nostro Paese e a condurci ad una "nuova era" di prosperità e benessere, come vogliono farci credere? No. Al contrario, riteniamo che ciò evidenzia il fatto che l'esperienza, la scaltrezza e, volendo, anche i curriculum personali dei neo-ministri, verranno messi al servizio di un progetto di governo che purtroppo ha obiettivi ben diversi: risanare le disastrate finanze italiane, rendere l'economia maggiormente competitiva in un sistema concorrenziale globale nel quale sempre più difficoltà incontra il "made in Italy", spendersi per il rilancio internazionale di un imperialismo che sembra esser stato politicamente e militarmente scavalcato da concorrenti vecchi e nuovi. Il tutto con una vittima designata alla quale si vuol far credere che il suo assassinio è funzionale ad una resurrezione che, presto o tardi, la porterà nel paradiso della ricchezza capitalista: la grande massa dei lavoratori che vede costantemente peggiorate le proprie condizioni di vita.

In passato, le forze che compongono l'attuale ala sinistra dell' Unione ci riferiamo in particolare al Prc- avevano affermato con vigore che l'ingresso nel futuro governo sarebbe stato funzionale a spostare a sinistra il baricentro della coalizione, e che un buon risultato elettorale, da questo punto di vista, avrebbe consentito l'acquisizione di "ministeri di peso" che avrebbero reso molto più facile portare vittoriosamente a termine l'operazione.

 
Purtroppo la realtà è come al solito insensibile alle illusioni dei riformisti di ogni colore: dei 25 ministeri che compongono il Prodi-due, la stragrande maggioranza (la totalità di quelli di che "contano") sono occupati da esponenti dei partiti liberali, Margherita e Ds, al resto dei partiti vanno le briciole di una torta nella quale sono le forze borghesi (e non i risultati elettorali) a decidere grandezza dei pezzi e invitati al banchetto. Unica eccezione alla dittatura del "partito democratico", la vecchia volpe Dc Clemente Mastella, che, nonostante il suo zerovirgola e grazie ai rapporti con Della Valle e il Vaticano, riesce ad accaparrarsi il Ministero della Giustizia, ambito in passato anche da Rifondazione che aveva più volte proposto l'avvocato (di De Benedetti) Pisapia. Per il resto poche novità e tanti volti noti che rappresentano la più grande rassicurazione per i poteri forti che su questa coalizione hanno investito e a questo governo chiedono di non veder tradite le loro attese: dal bombardiere del Kosovo D'Alema agli Esteri; al premier del risanamento e della concertazione anti-operaia Amato all'Interno; passando per il banchiere liberale Padoa-Schioppa all'Economia -che già promette "politiche rigorose" per far rientrare il debito pubblico italiano sotto la soglia del 3% imposta dall'Europa di Maastricht- e per tante altre figure che hanno attraversato lo scenario politico sempre sotto le insegne della borghesia e dei suoi interessi.

Al Prc, che pure tanto aveva investito su un ingresso forte nella squadra di governo, va il ben misero Ministero... della Solidarietà sociale (affidato a Paolo Ferrero, in anni remoti dirigente della sinistra del Prc, poi dirigente della sinistra bertinottiana, ora seduto a sinistra di Mastella), il quale già dal nome dovrebbe far preoccupare tutti coloro che continuano -in buona fede- a ritenere possibile costruire dal versante del governo quella società migliore per la quale ogni comunista degno di questo nome dovrebbe battersi e lottare.

 
Noi, da parte nostra, preferiamo occuparci della solidarietà di classe. La costruzione di un partito che sia in grado di rappresentare coerentemente gli interessi dei lavoratori e delle classi subalterne è la stella polare che guida il nostro agire politico. Abbiamo denunciato fin dall'inizio che l'operazione governista condotta dal partito di Fausto Bertinotti rappresentava un vero e proprio tradimento delle ragioni delle lotte che si sono sviluppate nel Paese nell'ultimo quinquennio: i fatti (vedi il dibattito sul rifinanziamento della missione in Afghanistan su cui torneremo successivamente; Bersani che "apre" al Ponte sullo Stretto, Prodi che garantisce la Tav, ecc.) lo stanno già dimostrando. I governi della borghesia non possono, tanto più in fasi economiche di declino, andare incontro alle aspirazioni delle masse popolari; un governo che nasce con la benedizione di banchieri, industriali e cardinali deve essere contrastato fino in fondo da ogni comunista conseguente. A noi, le briciole di una torta avariata, continuano a dare la nausea.

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