Partito di Alternativa Comunista

VIA LE TRUPPE SUBITO!

VIA LE TRUPPE SUBITO!

Intervista a Fabiana Stefanoni, candidata alla presidenza per Alternativa Comunista

a cura della redazione web

 

fs quarta

 

Sei coordinatrice nazionale del comitato "Via le truppe!". Parlaci della campagna per il ritiro delle truppe.

Il comitato "Via le truppe!" è nato circa due anni fa, in seguito all'invio dei militari italiani in Libano da parte del governo Prodi. Abbiamo avviato questa iniziativa nell'ambito di una campagna europea per il ritiro delle truppe da tutti gli scenari di guerra, che ha visto la nascita di comitati in molti Stati, dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia al Belgio. In Italia, sono nati comitati "Via le truppe" in tante province: sono state organizzate decine di iniziative di controinformazione, banchetti, dibattiti. Soprattutto, sono state raccolte migliaia e migliaia di firme a sostegno di una petizione europea, che nel nostro Paese (come nel resto d'Europa) ha tra i primi firmatari tanti esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, della musica (solo per fare un esempio, i musicisti dei Modena City Ramblers) e, soprattutto, comitati operai e in difesa dell'ambiente, attivisti di movimento e sindacali. Abbiamo anche un sito, vialetruppe.org, da cui è possibile firmare la petizione. Alternativa Comunista ha contribuito attivamente alla campagna: le sezioni del partito si sono fatte promotrici di comitati in tante città. Ma l'appello del comitato "Via le truppe!" era rivolto a tutte le associazioni, ai sindacati, ai singoli contrari alla guerra. Abbiamo riscontrato il boicottaggio da parte delle strutture dei partiti dell'attuale Sinistra Arcobaleno, che, invece, in quello stesso periodo votavano a favore della guerra e del rifinanziamento delle missioni militari ogni volta che se ne presentava l'occasione.

 

A cosa ti riferisci in particolare?

Al fatto che in due anni di governo Prodi le spese militari sono drasticamente aumentate. Solo per fare l'esempio più recente, l'ultima Finanziaria di novembre prevede, oltre all'allargamento della base Usa a Vicenza, un ulteriore aumento dell'11% delle spese militari (24 miliardi di euro!), con abbondanti stanziamenti per gli F35, le fregate da combattimento Fremm, i satelliti spia militari, gli Eurofighters. Tutto questo mi pare abbia poco a che fare con la pace, eppure è stato votato dalla Sinistra che rivendica l'Arcobaleno della pace nel proprio simbolo e che solo alla vigilia delle elezioni si è differenziata dal resto dello schieramento con qualche voto contrario e qualche astensione (in funzione evidentemente elettorale, come del resto è stato dichiarato dallo stesso Giordano, timoroso di perdere voti). L'Italia è impegnata in 29 missioni militari e sono più di 11 mila i soldati italiani impiegati in queste attività coloniali. Per quanto riguarda l'Afghanistan, solo il 6 dicembre sono stati inviati - sempre con il voto a favoredella Sinistra Arcobaleno - 250 soldati italiani a Kabul, che sono andati ad affiancarsi, armi in pugno, agli altri 2350 per assumere il comando Isaf della regione. Non solo: non ci dimentichiamo le scene di Bertinotti, nelle vesti di Presidente della Camera, che va a visitare i parà della folgore in Libano (corpo notariamente fascista) definendoli la "miglior vetrina del Paese". Vergognoso.

 

Ma ora la Sinistra Arcobaleno sembra essersi spostata a sinistra anche sul terreno della guerra...

La Sinistra Arcobaleno si ricorda della pace solo in campagna elettorale. In realtà nulla è cambiato, anzitutto perché si prepara a tornare al governo col Pd in caso di vittoria di Veltroni, il quale è chiarissimo sulla futura politica estera di un eventuale governo di centrosinistra: rilancio delle missioni militari, potenziamento dell'industria bellica, accelerazione sulla strada tracciata da Prodi. Inoltre, in varie interviste di questi giorni Bertinotti ha ribadito che la cosa migliore del governo Prodi è stata proprio la politica estera!

 

..ma dice anche che se hanno votato sempre a favore della guerra è stato per lealtà al governo, per non farlo cadere.

Al di là del merito - non condividiamo certo l'esigenza di esprimere lealtà al governo di Confindustria...- nemmeno questo è vero. Alla fine di gennaio, quando ormai il governo Prodi era di fatto caduto, il Consiglio dei ministri ha approvato d'urgenza un decreto legge che consentiva la prosecuzione per l'anno 2008 delle missioni militari all'estero - dall'Afghanistan al Libano, dalla Somalia all'Irak (dove continua una cosiddetta "missione di ricostruzione", in realtà di colonizzazione, anche da parte dell'Italia) - con il connesso finanziamento del "personale delle forze armate di polizia". In quell'occasione non avevano più nessun governo da salvare, eppure la Sinistra Arcobaleno non ha nemmeno avuto l'ardire di votare contro, ma si è limitata a una non partecipazione al voto! La posta in gioco sono migliaia di vittime innocenti, che pagano con la vita l'incremento dei profitti miliardari di pochi, a partire dalle multinazionali produttrici di armi. La verità è che a fine gennaio la Sinistra Arcobaleno sperava ancora in un'alleanza anche elettorale col Pd e in ogni caso voleva dimostrare alla borghesia la propria completa affidabilità anche in politica estera. E' proprio questo il punto: come si può sostenere la "pace" avendo come prospettiva il sostegno o la partecipazione a governi che fanno gli interessi del capitalismo italiano di cui le politiche di guerra non sono che un'espressione? Sostenere le ragioni della pace vuol dire lottare contro l'oppressore imperialista, a partire dal governo del proprio Paese. Vuol dire costruire momenti di lotta e mobilitazioni nella prospettiva di rovesciare il capitalismo, che, per far fronte alle crisi di sovrapproduzione, sgancia bombe su popoli inermi alla conquista di nuovi mercati e nuove zone d'influenza.

 

E vuol dire anche sostenere la resistenza dei popoli in Medio Oriente.

Certo. Noi ci auguriamo la vittoria della resistenza afgana, palestinese, irachena contro l'oppressore imperialista, nonostante le attuali direzioni siano islamiste e reazionarie. Ci auguriamo infatti che l'oppressore - cioè l'imperialismo, sia quello che fa riferimento agli Usa sia quello franco-tedesco - risulti sconfitto: è l'unico modo per fermare la guerra coloniale che, per i profitti di un pugno di capitalisti, riduce alla fame e dissangua quei popoli che già hanno subito secoli di oppressione coloniale. Una vittoria della resistenza significherebbe un passo in avanti nella lotta contro l'imperialismo in tutto il mondo, a favore di una vera pace.

 

Quindi nessuna pietà per i morti di Nassirya o per i cosiddetti eroi morti in Iraq, come Quattrocchi?

La pietà è una cosa seria. Mi permetto di riservarla ai morti sul lavoro - che ormai hanno raggiunto in Italia una media di quattro al giorno - e alle migliaia di vittime innocenti, a partire dai tanti bambini, uccisi dalle bombe. Nessuna pietà invece né per i mercenari prezzolati né, tanto meno, per quei soldati che - ostentando persino bandiere con simbologia fascista - non sono altro che il braccio armato delle nefandezze di un governo guerrafondaio. Del resto, addirittura Sergio Romano (che non mi pare si distingua per simpatie trotskiste) dalle colonne del Corriere della Sera ha ammesso che nel caso di Nassirya si trattava di un obiettivo militare. Parafrasando un generale prussiano, Clausewitz, la guerra è un atto di violenza: e non sono certo stati gli iracheni a volerla. Per questo rispediamo al mittente l'ignobile e ipocrita piagnisteo di chi si scandalizza per qualche soldato morto e poi non si fa scrupoli a votare a favore dell'oppressione violenta e del massacro di interi popoli.

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