Partito di Alternativa Comunista

VICENZA

VICENZA “NO DAL MOLIN”
A UN ANNO DAL 17 FEBBRAIO LA LOTTA CONTINUA


di Patrizia Cammarata (*)

E’ trascorso ormai un anno dall’imponente manifestazione del 17 febbraio 2007 che ha portato a Vicenza circa 200 mila manifestanti contro la costruzione di una nuova base militare e contro la guerra, e sono trascorsi due mesi dall’altra importante manifestazione, quella che il 15 dicembre ha visto sfilare almeno 30 mila persone.

Una manifestazione, quest’ultima, nata con pochi mezzi, lanciata e organizzata grazie all’iniziativa personale dei militanti, in quanto i vertici delle grandi realtà politico/associative e sindacali sono stati a guardare, evitando quasi tutti di organizzare pullman e partenze ufficiali. A dicembre si è avuta, però, la concreta conferma della determinazione del movimento di proseguire nella strada della denuncia e dell’opposizione.

La necessità di uno sciopero generale contro la guerra
Lo scorso 17 febbraio 2007, dal palco, la sottoscritta, intervenuta a nome del comitato Vicenza Est, aveva lanciato la parola d’ordine dello sciopero generale e l’invito ai soldati ad abbandonare la guerra e tornare a casa.
Non si trattava di due proposte astratte o irrealizzabili. La Cub, in quel giorno, aveva dimostrato la sua concreta disponibilità ad appoggiare la lotta proclamando lo sciopero provinciale. La Cgil era presente con uno spezzone di corteo che contava più di 15.000 militanti. Un fronte unico da parte di questi due sindacati, che si sono da subito pronunciati per il no alla base, avrebbe permesso di organizzare i lavoratori all’interno delle fabbriche e dei luoghi di lavoro, far comprendere che il continuo impoverimento dei salari, delle pensioni, i tagli della sanità e delle scuole per i lavoratori e per i loro figli, l’inquinamento dell’ambiente sono l’altra faccia della medaglia dell’aumento delle spese per la guerra e per gli armamenti deliberate e sostenute dall'allora governo Prodi. Invece, l’opzione più potente, quella che avrebbe permesso al movimento non solo di crescere ulteriormente, ma di diventare dirompente e realmente incisivo, non è stata usata. I lavoratori sono presenti all’interno del movimento, ma in modo individuale e disorganizzato, all’interno delle fabbriche e degli uffici il tema della guerra e della nuova base è lasciato all’iniziativa personale dei militanti più coscienti. La Cgil dà il suo appoggio a iniziative culturali e/o politiche (grandi feste con parlamentari, eventi, convegni) ma si guarda bene dall'organizzare i suoi iscritti per uno sciopero contro la base e le Finanziarie di guerra .

La battaglia per la diserzione
L’invito a fermare la produzione lanciato il 17 febbraio 2007 è rimasto quindi inascoltato. Non è rimasto inascoltato, invece, l’invito alla diserzione, complice una guerra sempre più spietata, che dimostra ogni giorno di più i suoi reali scopi, e complice, seppur in misura minore, un piccolo comitato di quartiere (il comitato Vicenza Est) che è riuscito a collegarsi con le associazioni che a livello internazionale aiutano i soldati a lasciare gli eserciti delle guerra imperialiste. Il comitato settimanalmente organizza iniziative con appelli alla diserzione davanti alla caserma Ederle ed è in contatto continuo con i soldati che hanno già disertato (Chriss Capps, James Circello, Russel Hoitt…). Nell’ultimo anno alla Ederle, base USA a Vicenza, le diserzioni sono state almeno dieci. Per aiutare gli attuali e i futuri disertori, che sono destinati a crescere di numero, come sta crescendo il rifiuto di partire e il numero di tentati suicidi (fra i veterani USA tornati da Irak ed Afghanistan dal 2002 sono aumentati di 6 volte: da 350 a 2100), si sta pensando ora a un centro di sostegno, un centro di aiuto alla diserzione, sul tipo di quello che esiste in Germania.
Il 14 febbraio 2008 una fiaccolata di circa 1500 persone (300 per la questura) ha illuminato le strade del centro di Vicenza. La fiaccolata è stata organizzata dal Presidio Permanente per esprimere solidarietà ai manifestanti che sono stati raggiunti da avvisi di garanzia in seguito all'occupazione della Prefettura vicentina il 16 gennaio scorso (anniversario del sì di Prodi alla nuova base). Anche il Partito di Alternativa Comunista esprime solidarietà ai manifestanti indagati ed è importante che tutto il movimento si dimostri unito, è importante che la nostra controparte sappia che non si accettano e non si accetteranno intimidazioni e repressioni che vogliono portare alla paura, alla divisione e all’abbandono della battaglia.
Nel perseguire un comune obiettivo, rimangono i distinguo di analisi e di metodo che non nascondiamo. Non condividiamo, ad esempio, la scelta che gli attivisti di questa battaglia così importante si espongano alla repressione per un’azione, a detta degli stessi manifestanti, meramente “simbolica”, un’occupazione di una sola ora. Al di là della bontà degli intenti, il rischio è quello di esporsi a pretestuosi tentativi di criminalizzazione, che richiedono dispendio di energie per organizzare un'adeguata risposta. Per questo è utile piuttosto dirigere i nostri sforzi in azioni che, invece, creino ostacoli reali all’esercito Usa, che contribuiscano in qualche modo a impedire che l'esercito Usa continui a spedire tranquillamente giovani ragazzi nei fronti di guerra. Azioni come l'invito alla diserzione che, anche se pacifiche, riescano ad incidere nella realtà e facciano diventare Vicenza inospitale all’esercito Usa, al generale Hellmick, alla guerra e di conseguenza alla costruzione della nuova base Dal Molin. “Sappiamo che il comando teme che il movimento possa creare scompiglio fra i soldati", ci ha confermato il giovane disertore Chriss Capps, al quale solo pochi giorni fa è stato conferito un riconoscimento internazionale durante il controvertice Nato di Monaco, in Germania. Riconoscimento che ha confermato il ruolo importantissimo dei disertori nel movimento contro la guerra. Mentre il vertice per la guerra della Nato conferiva un premio a un soldato, migliaia di manifestanti al controvertice applaudivano un giovane disertore. La necessità di una battaglia più ampia
E’ necessario richiamare i sindacalisti che si sono pronunciati per il No al loro compito che dovrebbe essere, conseguentemente, quello di organizzare i lavoratori per una battaglia contro le spese per le basi miltari e la guerra, spese che sottraggono risorse a salari e servizi. E’ necessario che il movimento tutto denunci l’ipocrisia dei politici che a parole sono pacifisti e nei fatti votano l’aumento delle spese militari e le missioni di guerra, è necessario che tutto il movimento ricerchi costantemente un’unità d’azione su temi che non riempiano semplicemente le pagine dei giornali con le notizie di denunce, frutto di occupazioni meramente simboliche, ma che si torni e si continui a parlare dei contenuti forti che da più di due anni stanno mobilitando i vicentini, per proseguire insieme questa battaglia

* dirigente del Partito di Alternativa Comunista, sezione di Vicenza; componente del Comitato Vicenza Est









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