Partito di Alternativa Comunista

Cop 25 Il fallimento del capitalismo di fronte alla barbarie climatica

Cop 25
Il fallimento del capitalismo
di fronte alla barbarie climatica

 


 

 

di Jeferson Choma
(Pstu, sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)

 

 

 

 

 

«Se la natura fosse una banca, sarebbe già stata salvata»
(Eduardo Galeano).


La 25ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 25) si è conclusa con un clamoroso fallimento. Tenutasi a dicembre 2019, a Madrid, la conferenza avrebbe dovuto aver luogo a Santiago, in Cile, ma la ribellione popolare che ha sconvolto quel Paese ha costretto il governo cileno a rinunciare all'organizzazione dell'evento.
Anche le timide proposte di stampo liberale, come la regolamentazione dei mercati di carbone, non sono state avviate dalla conferenza. In realtà, l'evento passerà alla storia nel contesto del fallimento dell'accordo di Parigi, un trattato nell’ambito della Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che regola le misure di riduzione delle emissioni di gas serra a partire dal 2020, finalizzato a contenere il riscaldamento globale al di sotto di 2°C, preferibilmente 1,5°C. Per quel che riguarda gli accordi sul clima, vi è una lunga lista di fallimenti collezionati a partire dall'inizio del secolo. E ciò, indubbiamente, dimostra l'incapacità del capitalismo di risolvere una crisi che esso stesso ha avviato.
La COP è stata realizzata sotto il peso dei movimenti e delle proteste giovanili per il clima, verificatesi in tutto il mondo lo scorso anno. È stato realizzato anche per effetto degli allarmi prolungati da parte della comunità scientifica, con due nuovi rapporti dell'Ipcc (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) e uno del Pnuma (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente), che hanno indicato la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica ad un tasso del 7,6% all'anno (!) fino al 2030, se si vuole mantenere l'obiettivo di rimanere al di sotto di un incremento di 1,5°C. La COP è stata anche preceduta dall’incremento dei disboscamenti e degli incendi in Amazzonia e dei colossali incendi in Australia.

Barbarie climática
Poiché il problema è il cambiamento climatico, è necessario chiarire che non si tratta della «distruzione del pianeta», come comunemente riportato dai principali mezzi di informazione. Il pianeta continuerà il suo corso con o senza di noi. Si tratta di profonde alterazioni del clima planetario, i cui effetti sono totalmente imprevedibili e possono porre fine alle condizioni di sopravvivenza della civiltà umana e della nostra stessa specie. È noto che il riscaldamento globale comporterà l'innalzamento del livello degli oceani minacciando le città costiere, i cambiamenti della temperatura e delle correnti oceaniche (quindi alterando una parte fondamentale del funzionamento attuale del sistema climatico). Può inoltre causare eventi meteorologici estremi (ondate di calore, incendi, ondate di freddo, siccità estreme, ecc.) e l'estinzione di un numero incalcolabile di specie.
Il riscaldamento è attualmente di circa 1,1°C rispetto all'era preindustriale. Al ritmo attuale di emissione, il limite massimo di 1,5°C sarà raggiunto nei prossimi due decenni. Gli specialisti calcolano che il punto di non ritorno del suo incremento è compreso tra 1,5°C e 2°C di riscaldamento. Da quel punto in poi, lo scioglimento del ghiaccio delle calotte polari, delle cime delle montagne, dei ghiacciai e persino del rilascio di metano per lo scongelamento del permafrost sarà inevitabile. Ma questo è lungi dal sensibilizzare i governi, come dimostrano le fallite conferenze sul clima.
La cosa più assurda di tutto questo è che non mancano gli episodi di allerta. Mentre i governi scrollano le spalle, la scienza cammina a occhi spalancati di fronte all'evoluzione della barbarie climatica. Le allerte degli scienziati ci ricordano l'Angelus Novus di Paul Klee che affronta la storia ad occhi aperti mentre «vede una catastrofe unica, che accumula instancabilmente rovine su rovine e le disperde ai nostri piedi», nelle parole allegoriche di Walter Benjamin.
È sempre più evidente che i timidi obiettivi fissati (e costantemente allentati) dalle conferenze non saranno raggiunti. A comprovare ciò vi sono i dati divulgati dalla Amministrazione nazionale degli oceani e dell’atmosfera degli Stati Uniti (Noaa). Secondo l'agenzia, sono sette anni che il livello di anidride carbonica sulla Terra aumenta. Nel maggio 2019, i livelli di emissione medi erano di 414,7 parti per milione (ppm).

Scompenso metabolico
I cambiamenti climatici sono strettamente correlati all'emissione di CO2 causati dall'uso di combustibili fossili, la matrice energetica che ha storicamente eretto e muove il sistema capitalista.
Il nostro pianeta è come un sistema vivente, in cui i componenti fisici della Terra (atmosfera, criosfera, idrosfera e litosfera) sono intimamente integrati e formano un sistema complesso che determina le condizioni climatiche e di vita. La CO2 costituisce circa lo 0,003% dell'atmosfera: è molto piccola, ma ogni piccola variazione modifica la ritenzione termica. Si stima che in poco più di 100 anni la concentrazione di CO2 è aumentata del 40%.
Ai suoi tempi, Karl Marx aveva già postulato il potenziale distruttivo del capitalismo sui sistemi naturali. Lo squilibrio del rapporto tra società e natura fu chiamato da Marx «scompenso metabolico». L'idea è semplice. In tutte le società umane esiste un'interazione tra il lavoro umano e la natura da esso modificata, che consiste in uno scambio di energia e materiali tra gli esseri umani e il loro ambiente naturale, condizione necessaria per l'esistenza di qualsiasi civiltà. Altre civiltà del passato hanno mantenuto interazioni più o meno equilibrate, come ad esempio i nativi americani. Ma nel capitalismo non è così. Secondo il pensatore tedesco, «distruggendo le circostanze di quel metabolismo, lei [produzione capitalista] impedisce il ripristino metabolico sistematico come legge regolatrice della produzione sociale, in un modo adeguato al pieno sviluppo della razza umana».
Tutto lo sviluppo tecnico in agricoltura per aumentare la fertilità del suolo, esemplifica Marx, si riflette in una distruzione delle fonti naturali della fertilità stessa. Lo sfruttamento della natura procede assieme allo sfruttamento del lavoratore. «La produzione capitalista, quindi, sviluppa solo la tecnica e il grado di combinazione del processo sociale di produzione sovrapponendo simultaneamente le fonti originali di tutta la ricchezza: il suolo e il lavoratore», spiega nel Capitale.
L'uso di combustibili fossili ha causato uno squilibrio nel ciclo biogeochimico del carbonio e dell'anidride carbonica. O come direbbe Marx, uno «scompenso metabolico». Il punto è che tale scompenso potrebbe dar luogo ad una nuova era nella storia della Terra, causata dall'azione umana, o meglio, dal capitalismo, poiché l'aumento delle emissioni antropogeniche è iniziato nella rivoluzione industriale e, negli anni 50 del secolo scorso - quando l'attività umana provoca un salto nei grafici che rappresentano la concentrazione di CO2 nell'atmosfera, accompagnato da un salto esponenziale nei disboscamenti e nella perdita delle biodiversità- ha conosciuto ciò che molti studiosi chiamano la «grande accelerazione».
A tale proposito, l'ultima parola in merito appartiene alla Commissione internazionale di stratigrafia (Ics), braccio dell'Unione internazionale di scienze geologiche, che si riunirà nel marzo 2020 a Nuova Delhi, in India. Probabilmente, il congresso indicherà che abbiamo vissuto dalla metà del secolo scorso in una nuova era geologica detto Antropocene. Certamente, ciò avrà un impatto e ripercussioni su tutta la stampa mondiale, ma è un'illusione pensare che produrrà qualche cambiamento nell'azione dei governi e dei dirigenti del sistema capitalistico mondiale.

Superare il capitalismo
Per molti di coloro che sono scesi in piazza nelle giornate di lotta contro i cambiamenti climatici, è sempre più ovvio che il capitalismo è totalmente insostenibile dal punto di vista ambientale. Il ciclo di produzione del capitale è guidato dalla necessità dei profitti, del consumo più rapido e sempre maggiore di risorse naturali. Ciò porta all'attuale catastrofe climatica e alla depredazione della natura, poiché l'appropriazione continua delle risorse semplicemente non è compatibile con il tempo necessario per la ricomposizione dei cicli naturali.
Sotto il capitalismo è impossibile una transizione verso l’utilizzo di fonti energetiche a breve e medio termine. L'industria petrolifera finanzia campagne elettorali, sostiene governi (democratici o autoritari), compra scienziati, pubblicità e giornalisti per negare i cambiamenti climatici, apre nuove aree (ancora intatte) per l'esplorazione petrolifera e sviluppa di conseguenza tecniche ancora più distruttive come il fracking. L'attuale fase di crisi del capitalismo la rende ancora più predatrice e promotrice dello sviluppo di forze distruttive.
Dire che la colpa della situazione attuale è del «comportamento umano» in generale, o fondamentalmente delle abitudini del consumo individuale, è mascherare la realtà. I responsabili del cambiamento climatico hanno nome e cognome. Solo 100 grandi aziende, ad esempio, sono responsabili del 70% delle emissioni globali dal 1988, secondo il Climate accountability institute.
Il punto è che il capitalismo crea uno stile di vita finalizzato a massimizzare l'uso dei beni e dei fattori produttivi, che si ripercuote sulla disponibilità dei mezzi di sussistenza. Crea standard di consumo affinché possa vendere le merci e realizzare plusvalore. Pertanto, i cambiamenti dei consumi individuali possono persino sembrare piacevoli agli occhi di molti, ma sono assolutamente insufficienti e fungono da cortina fumogena. I cambiamenti nel modo di vivere, nelle abitudini e nella vita quotidiana sono realizzabili solo se cambiano radicalmente i rapporti sociali, ricordava Trotsky.
Il capitalismo deve essere superato per invertire la barbarie climatica. Il socialismo emerge come modello alternativo di organizzazione sociale e determina il trasferimento del controllo della produzione economica della società e del potere politico sotto un nuovo tipo di Stato, nelle mani dei lavoratori e dei settori oppressi. Una delle sfide di una nuova società di questo tipo non sarà solo quella di rivoluzionare le relazioni sociali di produzione, ma di rivoluzionare anche le forze produttive. Al ritmo attuale, gli effetti dei cambiamenti climatici possono durare anche dopo il superamento del capitalismo; ciò richiederà lo sviluppo di nuove tecnologie, nuovi mezzi di produzione al fine di mitigare e invertire le conseguenze dei cambiamenti climatici causati dal capitalismo. Nuove fonti di energia, nuovi modi di vivere e una nuova etica del rapporto tra società e natura dovranno essere costruiti dalla nuova società socialista per porre fine al doppio sfruttamento imposto dal sistema attuale: lo sfruttamento del lavoro e lo sfruttamento della natura.
Solo l'appropriazione collettiva dei mezzi di produzione può regolare razionalmente il metabolismo con la natura. O come ha spiegato Marx, in un bellissimo passaggio del Capitale: «Dal punto di vista di una formazione economica superiore della società, la proprietà privata di alcuni individui sul globo terrestre sembrerà assurda come la proprietà privata di un essere umano su un altro essere umano. Perfino un'intera società, una nazione o tutte le società unite assieme non sono proprietarie della Terra. Sono solo posseditrici, usufruttuarie della Terra, e come buoni pater familias devono consegnarla migliorata in eredità alle generazioni successive».

[traduzione a cura di Salvo de Lorenzo]

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