Partito di Alternativa Comunista

CHI FA PROFITTI CON L'INFLUENZA?

CHI FA PROFITTI CON L'INFLUENZA?
 
di Garlone
(da L'Internationaliste, giornale del Gsi, sezione francese della Lit)
 
Alla fine di luglio, il professor Debré, deputato dell'Ump (il partito di Sarkozy, ndt), sdrammatizzava parlando dell'influenza A (1): "Questa influenza non è pericolosa, anche se si espande rapidamente." E aggiungeva che la drammatizzazione "serve solo a spaventare".
Questa dichiarazione ha fatto scalpore ma non è infondata. Basti pensare che la normale influenza stagionale provoca tra 3 e 5 milioni di casi gravi e tra 250 mila e 500 mila morti ogni anno (2) nel mondo. 

La comparazione, fatta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, con i dati dell'influenza A (dati pubblicati il 19 agosto) stima in 182 mila i casi probabili o confermati di questa influenza e in 1799 i morti nel mondo intero (in più di 170 Paesi). In Francia, alla stessa data, si contavano 1223 casi e 1 solo deceduto. Attualmente (inizi di settembre), si contano 37 casi ogni 100 mila abitanti: ciò che significa che la Francia è ben lontana da una situazione di "pandemia".
Il principale rischio che l'influenza "messicana" si trasformi in una grave pandemia deriva dalla possibilità che il virus muti e diventi più pericoloso: ma questo rischio, al momento, è considerato improbabile.
Si potrebbe obiettare che se l'influenza A ha già colpito l'emisfero Nord, non è ancora arrivata al suo massimo. Nondimeno, al momento resta una influenza lieve, grave più che altro per persone già fragili. Questi sono i fatti: anche se ciò non piace a chi preferisce farne una delle principali notizie giornalistiche, alimentando la paura della malattia per far dimenticare la crisi economica.
 
94 milioni di vaccini per rilanciare l'industria farmaceutica...
Lo Stato francese ha ordinato 94 milioni di confezioni di vaccino contro l'influenza A/H1N1, e ha già riordinato anche 28 milioni di dosi aggiuntive. Si tratta di una cifra esorbitante rispetto alle raccomandazioni di vaccinazione, che riguardano prioritariamente anziani, bambini, persone a rischio e personale sanitario. Il pretesto per un ordine simile è: essere pronti in caso di reale pandemia.
In pratica, tre laboratori -Glaxo-Smith-Kline, Sanofi-Aventis, Novartis- sono impegnati a produrre vaccino per circa 1 miliardo di euro.
I vaccini saranno pronti solo a ottobre ma ci viene ripetuto che è a settembre che che l'Europa rischierebbe di essere duramente colpita dall'influenza A. Se così fosse, i vaccini ordinati risulterebbero quasi inutili. Al contempo, l'Oms segnala che i laboratori non potranno produrre in tempi più brevi.
Altro problema: nell'eventualità -che non si può scartare- di una mutazione del virus, i vaccini sarebbero del tutto inefficaci. Dunque, perché di fronte a tutti questi problemi, un precipitarsi a ordinarne in così grande quantità? Lo scopo è chiaro: rilanciare i profitti dell'industria farmaceutica. Per fare un esempio, Sanofi, prima industria farmaceutica francese, può già vantare fin d'ora una notevole crescita per il 2009, proprio grazie alla produzione di vaccini, e può così permettersi di acquisire la Shantha Biotechnics (India) (4). Ricordiamo anche che la Gsk di Evreux ha dovuto richiamare alla fine di giugno 798 lavoratori, licenziati a febbraio, per un contratto temporaneo fino all'inzio del 2010, cioè alcuni mesi di lavoro prima di licenziarli nuovamente. In questo modo, tra l'altro, l'influenza A accresce e giustifica la precarietà del lavoro nell'industria farmaceutica.
Se poi i vaccini prodotti si dovessero rivelare inefficaci, rimarrebbero grandi affari per i produttori di antivirali, dunque una vera fortuna per la Roche che produce il Tamiflu in una situazione di monopolio, cioè senza concorrenti (il Cs 8958 dell'industria giapponese Daiichi Sankyo non dovrebbe essere commercializzato prima del marzo 2010). E ciò nonostante il Tamiflu abbia suscitato polemiche per i numerosi effetti secondari, osservati particolarmente nei bambini (5), e per l'apparizione di casi di resistenza al farmaco.

...ma una disorganizzazione completa della Sanità
Dopo il 23 luglio, l'assistenza per i casi di sospetta influenza A ricade sui medici generici: una scelta discutibile e, se si parla di pandemia, decisamente incoerente. Altrettanto discutibili sono le misure riguardanti le scuole e gli studenti: dopo 3 casi in una settimana, si chiusono gli istituti. Prudenza eccessiva? In realtà no, visto che a parte la chiusura non viene presa nessuna misura profilattica. In realtà, nessuna misura di salvaguardia è stata prevista e Luc Chatel, ministro dell'Istruzione, si limita a fare appello "alla solidarietà tra famiglie", buffo modo per prevenire l'espansione di un virus. Quanto alla vaccinazione dei bambini, ci si rimette alla volontà dei genitori: e c'è da scommettere che questi "volontari" saranno più numerosi tra i borghesi che non nelle zone rurali o nelle banlieues, dove già mancano i farmaci.
E ancora: si parla di crisi sanitaria, ma il governo, invece di combatterla con il rafforzamento degli ospedali pubblici, continua al contrario a smantellare le strutture pubbliche, costringendo l'intera Sanità a sottostare alla logica del profitto.
Siamo sicuramente di fronte a un problema di sanità pubblica (se non per la gravità del virus, perlomeno per la sua rapida diffusione): ma è un problema che i governi capitalisti sono incapaci di affrontare. E ciò semplicemente perché per loro la priorità non è la salute ma il profitto.
 
Il socialismo, unica prospettiva realistica per garantire la salute di tutti
Molte altre malattie si sono rivelate ben più preoccupanti e mortifere dell'influenza A: l'Aids (pandemia reale), il tifo, la malaria e altre malattie infettive che costituiscono una catastrofe sanitaria, in particolare in Africa. Per tacere del moltiplicarsi dei casi di cancro e del ritorno in Europa delle "malattie dei poveri", come la tubercolosi o la scabbia.
L'industria farmaceutica, come tutta l'industria capitalistica, non cerca di soddisfare bisogni vitali ma solo bisogni solvibili. E' per questo che non si limita l'Aids in Africa, nonostante ci siano i mezzi scientifici e tecnici per farlo: perché combattere l'Aids in Africa non è redditizio.
La realtà è che, per risolvere questi problemi, bisognerebbe che i laboratori farmaceutici non fossero più sottoposti alla logica del profitto: cosa del tutto irrealizzabile nel quadro del capitalismo. Solo il socialismo può assicurare che i mezzi umani, tecnologici, finanziari, siano investiti nella medicina per la salute di tutti e non per il profitto di pochi. Solo il socialismo può assicurare una organizzazione della sanità efficace e l'accesso a cure di qualità per tutti. Solo il socialismo può soddisfare i bisogni sociali e vitali dell'umanità.
 
(trad. dall'orig. francese di F. Ricci)
 
(1) Intervista pubblicata su Le Monde, 26 luglio.
(2) Dati dell'Institut Pasteur.
(3) Fonte: Ministero della Salute francese.
(4) Comunicato stampa di Sanofi-Aventis, 29 luglio 2009.
(5) V. lo studio pubblicato sul British Medical Journal.
 

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