Partito di Alternativa Comunista

Quaderno di bordo Oltre il coronavirus, opportunismo e rapacità

Quaderno di bordo

Oltre il coronavirus, opportunismo e rapacità

 

 

 

di Daniele Cofani (operaio Alitalia)

 

 

 

 

Il settore aereo-aeroportuale è senza dubbio uno dei primi che ha recepito, a livello internazionale, le avvisaglie di ciò che poteva produrre, dal punto di vista sociale e politico, l’emergenza del coronavirus (Covid – 19), rispetto soprattutto alla sua rapida propagazione.
I primi "sintomi" li abbiamo potuti constatare già con l’arrivo delle prime notizie, provenienti dalla Cina, in merito alla pandemia che era in corso dal mese di dicembre nel Paese asiatico. Da lì a breve, il Consiglio dei ministri attuò le prime disposizioni nel tentativo, maldestro, di evitare l’epidemia sul territorio italiano, bloccando i voli diretti da e per la Cina a fine gennaio, lasciando però libero il passaggio a chi, tramite altri scali, proveniva in ogni caso dalle “zone rosse” cinesi. Tutto ciò proprio alla vigilia del capodanno cinese, periodo dell’anno in cui i flussi di turismo generano grandi introiti, a livello globale, per i padroni dei cieli. Durante tutta questa fase preliminare, il settore aero-aeroportuale, compreso tutto l’indotto (negozi, bar, pulizie, ecc.), ha visto da subito i lavoratori in prima linea a lavorare, nonostante le innumerevoli denunce da parte della Cub trasporti ed AirCrewCommittee (la prima il 22 gennaio), senza nessun dispositivo di protezione a disposizione, mettendo a repentaglio la tutela della propria salute come quella delle proprie famiglie. Quello descritto è stato solamente il preludio della crisi che stava per sopraggiungere, ma che nel settore aereo-aeroportuale ha da subito messo in moto degli attacchi contro i lavoratori, facendo sì, ad esempio, che in Alitalia non fossero richiamati precari in contratto ancor prima che ci fosse il primo caso di contagio in Italia.

 

Dal preludio alla tempesta

Oggi la situazione è totalmente degenerata e sono molti i settori collegati al turismo e alla mobilità in cui la già preesistente crisi si è accentuata. Per rimanere nel settore in cui lavoro e svolgo la mia attività, va detto che Alitalia per prima ha sfruttato questa emergenza dichiarando 4000 esuberi, con lavoratori da porre in cassa integrazione (di cui 2500 a causa del coronavirus) e ha aggiornato il bando di vendita opzionando la possibilità che la compagnia possa essere venduta in tre lotti differenti (Volo, Handling, Manutenzione). Altro che nazionalizzazione da tanti decanta, e solo dalla Cub trasporti ostinatamente rivendicata come unica soluzione, chiaramente a mio avviso da porre sotto il controllo dei lavoratori.
Va anche detto che il settore aereo-aeroportuale è stato il primo che ha subito le disposizioni coercitive da parte del governo, a partire dal blocco delle mobilitazioni proprio in corrispondenza dello sciopero unitario di tutte le sigle previsto il 25 febbraio: solo la Cub trasporti ha tentato di tenere testa alla Commissione di garanzia attraverso un botta e risposta di comunicazioni, che non hanno permesso, però, di andare oltre lo scontro verbale, visto soprattutto il ricatto di pesanti sanzioni all’organizzazione e ai lavoratori che avrebbero in ogni caso scioperato. Sicuramente non si era ancora pronti ad una possibile disobbedienza, visto anche la celere risposta di tutte le altre organizzazioni sindacali, anche di quelle che si reputano combattive, che solo dopo alcuni minuti hanno risposto al fermo invito della commissione con la revoca immediata dello sciopero. Sicuramente ci sarà la necessità di essere più incisivi nei prossimi passaggi, facendo appello alle altre organizzazioni e soprattutto ai lavoratori; lo sciopero è stato posticipato al 2 aprile, visto che ci è stato negato di scioperare anche il 9 marzo in concomitanza dello sciopero internazionale delle donne, e sarà importante riuscire a mantenere in piedi questa giornata di lotta.
Vi testimonio che la situazione è realmente drammatica, gli aeroporti da alcune settimane sono sempre più deserti, girano foto di imbarchi deserti e di magazzini dedicati ai bagagli smarriti completamente vuoti, per non parlare di aerei decollati con un solo passeggero. Sono centinaia i voli cancellati in tutti Italia dalle compagnie aeree e tutte le aziende del settore stanno chiedendo ammortizzatori sociali, tra questi ci sono anche padroni più rapaci che già hanno aperto le procedure di licenziamento: Aviation Servicies, società di handling, il 06 marzo attraverso una procedura di licenziamento collettivo (l.223), ha dichiarato su base nazionale un taglio occupazionale del 30% dell'organico (400 lavoratori), nonostante la società sia in salute con milioni di introiti annuali. In tutto questo marasma rientra anche la crisi di Air Italy con 1500 licenziamenti, cui ad oggi nessuno vuole dare risposta, se non alcuni mesi di cassa integrazione, quando invece sarebbe da gestire in un contesto più generale rivendicando un'unica compagnia pubblica che includa gli asset e lavoratori di Alitalia ed Air Italy.

 

C’è bisogno di determinazione e coraggio

Al momento all’orizzonte è programmato lo sciopero di categoria di tutte le organizzazioni sindacali previsto per il 2 aprile che, visto il susseguirsi di continue disposizioni governative, prevedibilmente, potrebbe essere di nuovo bloccato dal governo. Sarebbe quindi, fin da subito, necessario coinvolgere tutte le organizzazioni sindacali e soprattutto i lavoratori per decidere come poter unitariamente disobbedire all’ennesimo e prevedibile attacco al diritto di sciopero; sarà senza dubbio un compito arduo ma indispensabile visto le grandi nubi nere, sempre più dense, sopra le nostre teste.
Va anche aggiunto che, mentre ai lavoratori viene impedito di scioperare, le compagnie aeree continuano a cancellare centinaia di voli ogni giorno e l'unico motivo per cui non fermano totalmente l’operativo, o gran parte di esso, è il rispetto degli accordi sui diritti di atterraggio, per cui le compagnie devono rispettare una determinata operatività delle tratte, pena la perdita dei cosiddetti slot (diritti di atterraggio sugli aeroporti) poi molto difficile da recuperare soprattutto perché molto costosi: chiaramente il tutto è per perseguire profitti e  non certo per assicurare il servizio pubblico.
Sono presente nel settore come lavoratore dal 2001, e negli anni seguenti ho assistito a molte crisi di Alitalia e del settore in generale, molto sensibile anche a fattori esterni, ma quello che stiamo vivendo questi giorni è un qualcosa di epocale. Il settore aereo impiegò dieci anni per riprendersi dalla crisi prodotta dalla prima guerra del Golfo (anni Novanta), e anche in quel caso i padroni, con il sostegno di governi e burocrazie sindacali, sfruttarono l’emergenza per far pagare la crisi ai lavoratori, mettendo in atto politiche di liberalizzazione del mercato e privatizzazioni. E' preoccupante immaginare cosa mai potrà accadere oggi con questa nuova emergenza.
Per uscire da questo pantano ci vorrà molta determinazione e coraggio, cercando di unire tutte le forze combattive e alternative, rivendicando con forza la parola d’ordine dello sciopero, anche contro i divieti imposti, che rivendichi la tutela della salute dei lavoratori e strumenti conservativi a tutela del salario e dell’occupazione per tutti, anche per coloro che sono già fuori dal ciclo produttivo (es. Air Italy), al contempo non ci si potrà esimere dal criticare tutte quelle organizzazioni che, proponendosi come combattive ed alternative, in realtà da anni continuano a conciliare coi padroni il mantenimento delle loro misere briciole burocratiche, anteponendole alle reali esigenze dei lavoratori.

 

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