Partito di Alternativa Comunista

La Turchia entra in una nuova era

La Turchia entra in una nuova era

 

 

di Kırmızı Gazete, Turchia

 

 

Se applichiamo un detto sulle rivoluzioni agli eventi attuali, possiamo dire quanto segue: i grandi movimenti sociali arrivano proprio nel momento in cui si pensa che non torneranno mai più! È successo di nuovo. Come la rivolta di Gezi (1)! Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada e nelle piazze con rabbia e coraggio nel momento in cui la disperazione e la stanchezza erano ovunque. Come non si trattava solamente di «pochi alberi» nella rivolta di Gezi, qui il problema non è solo l’arresto del sindaco Imamoğlu (2).
Diverse crisi hanno provocato diverse esplosioni. Né il governo né l'opposizione si aspettavano una reazione di questa portata. Se il governo, che è da tempo su una «strada senza ritorno», avesse potuto prevedere l'entità della reazione, probabilmente sarebbe stato più cauto e avrebbe fatto ricorso a tattiche diverse, scandite nel tempo. Tuttavia, la minaccia rappresentata da İmamoğlu e il fatto che il regime marcio, nonostante tutta la sua forza militare, non fosse sicuro del proprio futuro, hanno richiesto rapidità.
Recep Tayyip Erdoğan ha avviato uno scontro contro il Partito Repubblicano del Popolo (in turco Cumhuriyet Halk Partisi, abbreviato Chp) ancora una volta con i suoi metodi ben noti e collaudati. Ma questa volta il Chp non è fuggito da tale scontro, perché non c'era dove fuggire. L'incidente di Ekrem İmamoğlu è stato un segnale molto chiaro sulla strada intrapresa dalla Turchia, cioè la trasformazione interna del regime e la svolta del Chp. L'annullamento del titolo universitario di un candidato che avrebbe potuto sconfiggere Erdogan in libere elezioni con metodi completamente illegali, il suo successivo arresto con destituzione, la consegna dei Comuni amministrati dal Chp a fiduciari di Erdogan e la possibilità di nominare commissari per l'amministrazione dello stesso Chp hanno reso evidente l’intenzione del regime di «trasformarsi in una versione peggiore di sé».
Il regime ha deciso di togliersi l'ultimo strato di vernice «democratica», abolire le (relativamente) «libere elezioni» che aveva considerato la sua «unica fonte di legittimità» e inventarsi altre fonti di legittimità più convenienti. Uno dei consiglieri principali del presidente ha anche dichiarato che la strada di Erdogan verso la candidatura è un «valore nazionale».

 

Sfruttamento, oppressione, povertà

La dinamica causata dalle molteplici crisi, lo sfruttamento dei lavoratori che ha raggiunto livelli spaventosi, l'oppressione sociale e politica, la reazione, l'ingiustizia e la disuguaglianza, il catastrofico impoverimento e il profondo sentimento di disperazione hanno portato alla mobilitazione di diversi settori della società, in particolare degli studenti universitari, confluiti in grandi masse. Questo attacco al regime è stato percepito come un «colpo di stato».
Il Chp, che ha sempre consigliato alla società di «restare a casa e attendere le urne» e non ha mai reagito alle frodi elettorali e referendarie, ha chiamato all'azione quando il corso degli eventi è diventato una minaccia diretta alla propria esistenza e al proprio futuro. Questo appello ha trovato una risposta inaspettata nella società. Özgür Özel ha detto alle centinaia di migliaia di persone che si sono riunite in piazza Saraçhane per giorni che essa non era una «manifestazione», ma un'«azione contro il fascismo». Il fatto che il Chp abbia coinvolto molte più persone rispetto ai propri membri nelle sue primarie e la mobilitazione di milioni di persone è il risultato di questo processo.
Ora ci troviamo di fronte a una situazione diversa sotto tutti gli aspetti. Le masse sono scese in strada e si sono unite alla lotta con un'energia e un coraggio che superano di gran lunga le aspettative. Così come la paura e la disperazione sono contagiose, ugualmente avviene col coraggio e la speranza. Tutto ciò si sta manifestando ancora una volta nelle strade, nonostante tutte le minacce e la violenza delle forze del regime. Il regime, che da anni è abituato a reprimere tutti i diritti e le azioni di protesta senza dar loro la possibilità di crescere, è sorpreso dalle enormi folle scese in strada. Il problema ora è come portare questa energia, questa speranza e l’entusiasmo al livello successivo senza sprecarla, e renderla invece permanente. Tuttavia, non è possibile per il governo (che non ha dimenticato «Gezi» di 12 anni fa) far passare questi eventi in un momento in cui si sente indebolito. Il regime utilizzerà diverse tattiche, violente o subdole, per gestire questi eventi, e nella misura in cui troverà la piazza vuota e potrà prendere l'iniziativa, farà tutto il possibile per evitare che tali avvenimenti si ripetano e trasformare la speranza in disperazione. Per questo motivo, gli attivisti sociali e politici devono effettuare un'analisi concreta e attenta di questa situazione e definire conseguentemente le forme e i metodi della protesta.
Ciò che è importante è la direzione che d’ora in poi prenderanno gli eventi e con quali forme di azione e organizzazione-autoorganizzazione continuerà la lotta. Ogni forma di azione può avanzare ed elevarsi a un livello superiore solo in virtù della consapevolezza, delle rivendicazioni e delle organizzazioni che crea. Le vie che queste mobilitazioni di massa prenderanno, le organizzazioni che creeranno e i risultati che otterranno avranno un impatto enorme sul futuro del Paese.

 

Movimenti di massa spontanei e...

Il destino delle mobilitazioni di massa, così come quello delle rivoluzioni, è deciso dalle direzioni politiche. Sono le caratteristiche di queste direzioni che determineranno il risultato. Stiamo parlando di un movimento di massa spontaneo con tante sfumature, diversità e contraddizioni, che, per il momento, trae la sua dinamicità dalle proteste studentesche che hanno improvvisamente raggiunto proporzioni gigantesche. Non bisogna dimenticare che tali movimenti, che non devono mai essere sottovalutati, sminuiti o incasellati in schemi prefabbricati, sono stati anche la materia prima di tante rivoluzioni nel corso della storia.
Naturalmente, non va minimizzato il ruolo della direzione politica. Al contrario, quanto più grande è la dimensione della spontaneità, tanto maggiore è la necessità di una direzione politica. Tuttavia, nessuna direzione può esistere nel vuoto. I leader senza una massa sono condannati ad avere vita breve. «La caratteristica più indiscutibile della rivoluzione è il diretto intervento delle masse negli eventi storici... Quando il vecchio ordine diventa insopportabile per loro, le masse abbattono una ad una le mura che le separano dalla scena politica, spodestano i loro rappresentanti tradizionali e, con questo intervento, creano le condizioni per l'inizio di un nuovo ordine», scrive Trotsky in Storia della rivoluzione russa. Naturalmente, si potrebbe obiettare che gli esempi di «situazioni rivoluzionarie» nella storia sono già troppi. Tuttavia, è utile pensare in grande senza rompere con la realtà concreta attuale ed essere consapevoli delle attuali carenze. Siamo consapevoli che se questa gigantesca mobilitazione si ritirerà senza lasciare una dinamica permanente di lotta, almeno tra i giovani, che è iniziata oggi con boicottaggi generalizzati e che può influenzare i movimenti di classe nel giro di poco, il regime imporrà alla società una svolta reazionaria, che può portare anche a una feroce vendetta.
Gli eventi degli ultimi giorni hanno dimostrato che tutte le cattive possibilità possono essere e che questo regime può essere cacciato nella pattumiera della storia. Allo stesso tempo, è visibile la carenza, il vuoto creato dalla mancanza della classe lavoratrice come forza indipendente e organizzata.
Immaginate il risultato della rabbia, del coraggio e dell'energia scatenati dagli eventi degli ultimi giorni combinati con uno sciopero generale!

Sì, la Turchia sta entrando in una nuova era.

 

Note

  1. Le rivolte contro Erdogan avvenute nella primavera del 2013, iniziate contro la decisione del governo di abbattere centinaia di alberi a Gezi Park [ndt].
  2. Politico socialdemocratico turco, sindaco di Istanbul dal 27 giugno 2019.

 

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